SPRINGSTEEN - LIBERAMI DAL NULLA: IL BOSS ATTRAVERSO L'ETERNO CONTRASTO TRA IDENTITÀ E SUCCESSO
Gioca facile Scott Cooper nel suo adattamento cinematografico dell’omonimo libro scritto da Warren Zanes, pubblicato nel 2024.
Il regista statunitense si affida ai contrasti più semplici e leggibili per raccontare l’ingresso negli anni ‘80 del Boss Bruce Springsteen, in conflitto tra l’identità artistica e i compromessi per il successo, tra indie (inteso come spirito e non genere) e major; con i suoi demoni interiori derivati dalla depressione che lo limitano nelle relazioni personali.
Bruce Springsteen (Jeremy Allen White) è alle prese con la realizzazione di Nebraska, l’album pubblicato nel 1982 che ha dato una sterzata alla sua carriera. Nel mentre il Bruce performer deve combattere con l’essere umano; tra flashback della sua problematica infanzia e del travagliato rapporto con il padre (Stephen Graham), e rapporti sentimentali sempre più labili e mai costanti.
Le voci calde degli attori del film — oltre ai già citati Jeremy Allen White e Stephen Graham, sono presenti anche Jeremy Strong, Paul Walter Hauser e Odessa Young, con una folta e nutrita presenza di star della contemporanea serialità televisiva — accompagnano lo spettatore all’interno di un biopic che racconta la nascita di un capolavoro (l’album del Boss), di quanto sia difficile realizzarlo e di come — privilegiando l’identità rispetto al successo, mettendo la propria espressività davanti alle richieste delle case discografiche — si possa ottenere il risultato desiderato.
Il regista statunitense si affida ai contrasti più semplici e leggibili per raccontare l’ingresso negli anni ‘80 del Boss Bruce Springsteen, in conflitto tra l’identità artistica e i compromessi per il successo, tra indie (inteso come spirito e non genere) e major; con i suoi demoni interiori derivati dalla depressione che lo limitano nelle relazioni personali.
Bruce Springsteen (Jeremy Allen White) è alle prese con la realizzazione di Nebraska, l’album pubblicato nel 1982 che ha dato una sterzata alla sua carriera. Nel mentre il Bruce performer deve combattere con l’essere umano; tra flashback della sua problematica infanzia e del travagliato rapporto con il padre (Stephen Graham), e rapporti sentimentali sempre più labili e mai costanti.
Le voci calde degli attori del film — oltre ai già citati Jeremy Allen White e Stephen Graham, sono presenti anche Jeremy Strong, Paul Walter Hauser e Odessa Young, con una folta e nutrita presenza di star della contemporanea serialità televisiva — accompagnano lo spettatore all’interno di un biopic che racconta la nascita di un capolavoro (l’album del Boss), di quanto sia difficile realizzarlo e di come — privilegiando l’identità rispetto al successo, mettendo la propria espressività davanti alle richieste delle case discografiche — si possa ottenere il risultato desiderato.
Quello di Cooper è un biopic che racconta l’intimità del suo protagonista, mettendo da parte qualsiasi discorso sulla società statunitense (e dunque sul punto di vista dell’ascoltatore di Springsteen) e quasi rinnegando (o quanto meno marginalizzando) Born in the U.S.A, senza dubbio la più grande hit del Boss, ma anche uno dei suoi testi più politici. È questa la linea del film: Bruce e i suoi conflitti sempre presenti in scena, a discapito della ricezione del suo successo, e della mancanza di un contesto statunitense in cui il rocker è riuscito a muoversi, introiettandosi nell’Olimpo del successo.
La cosa più interessante del film è la cinefilia, e come alcuni aspetti di Springsteen vengano raccontati attraverso i film. Quando il Boss guarda La rabbia giovane (1973) di Terrence Malick, trova l’ispirazione, attratto dal personaggio di Martin Sheen e dalla sua incosciente, giovane, e figlia del tempo e dei luoghi, follia. Mentre per rappresentare il rapporto difficile e pieno di contraddizioni con il padre Douglas, si sceglie La morte corre sul fiume (1955) di Charles Laughton; con i due che passano uno dei rari momenti padre-figlio all’interno di una sala cinematografica, parlandosi attraverso le reazioni, spaventate o estasiate, alle sequenze del film.
Springsteen - Liberami dal nulla va sul sicuro, fa emozionare i fan e le fan del rocker, portando a casa il risultato utilizzando l’intimità e l’interiorità del Boss. Ma alla fine dei conti, tra le cose che a Scott Cooper premeva raccontare e mettere in scena è come i migliori amici delle case discografiche siano, e sono sempre stati, gli psicoterapeuti.
La cosa più interessante del film è la cinefilia, e come alcuni aspetti di Springsteen vengano raccontati attraverso i film. Quando il Boss guarda La rabbia giovane (1973) di Terrence Malick, trova l’ispirazione, attratto dal personaggio di Martin Sheen e dalla sua incosciente, giovane, e figlia del tempo e dei luoghi, follia. Mentre per rappresentare il rapporto difficile e pieno di contraddizioni con il padre Douglas, si sceglie La morte corre sul fiume (1955) di Charles Laughton; con i due che passano uno dei rari momenti padre-figlio all’interno di una sala cinematografica, parlandosi attraverso le reazioni, spaventate o estasiate, alle sequenze del film.
Springsteen - Liberami dal nulla va sul sicuro, fa emozionare i fan e le fan del rocker, portando a casa il risultato utilizzando l’intimità e l’interiorità del Boss. Ma alla fine dei conti, tra le cose che a Scott Cooper premeva raccontare e mettere in scena è come i migliori amici delle case discografiche siano, e sono sempre stati, gli psicoterapeuti.
Di Saverio Lunare
26/10/2025