STRANGE DARLING - IL BUON, CARO, VECCHIO RIBALTAMENTO DELLE ASPETTATIVE
Per poter ribaltare i cliché, bisogna conoscerli approfonditamente, e JT Mollner dimostra di essere un fine conoscitore delle dinamiche narrative che da sempre fanno parte del cinema di genere. Sa cosa lo spettatore si aspetta da un classico thriller e, per questo, riesce perfettamente a ingannarlo, calibrando al millimetro quando rivelare la realtà e quando mostrare come il point of view di una dinamica narrativa sia fondamentale per lo sviluppo del pensiero dicotomico da parte dello spettatore.
Perché Strange Darling si basa proprio su questo: sul ribaltamento dei ruoli e delle aspettative venutasi a creare grazie ai cliché mostrati inizialmente, che facevano, da subito, presagire ad un prodotto dalla forte classicità, con l’uomo predatore (Kyle Gallner) che dà la caccia alla povera ragazza (Willa Fitzgerald), vittima della follia di un sadico. Man mano che la narrazione prosegue incastreremo i pezzi del puzzle (i capitoli vengono narrati in maniera non lineare: si parte dal terzo e si va avanti senza un filo consequenziale) e capiremo che la realtà è ben diversa da quella che, per standard visivi e tipicità del racconto, ci eravamo presupposti.
JT Mollner gioca immediatamente con la presunta classicità del film: ci viene detto che è una storia ispirata a fatti realmente accaduti (quindi crediamo da subito che l’uomo con l’arma sia l’assassino ispirato al reale serial killer) e ci viene detto che il film è stato girato interamente in 35 mm, simbolo di un certo tipo di cinema di genere che si rifà al passato. Mollner ci tiene a sottolineare tutto questo nei primi secondi del film per continuare a giocare con le aspettative dello spettatore.
Perché Strange Darling si basa proprio su questo: sul ribaltamento dei ruoli e delle aspettative venutasi a creare grazie ai cliché mostrati inizialmente, che facevano, da subito, presagire ad un prodotto dalla forte classicità, con l’uomo predatore (Kyle Gallner) che dà la caccia alla povera ragazza (Willa Fitzgerald), vittima della follia di un sadico. Man mano che la narrazione prosegue incastreremo i pezzi del puzzle (i capitoli vengono narrati in maniera non lineare: si parte dal terzo e si va avanti senza un filo consequenziale) e capiremo che la realtà è ben diversa da quella che, per standard visivi e tipicità del racconto, ci eravamo presupposti.
JT Mollner gioca immediatamente con la presunta classicità del film: ci viene detto che è una storia ispirata a fatti realmente accaduti (quindi crediamo da subito che l’uomo con l’arma sia l’assassino ispirato al reale serial killer) e ci viene detto che il film è stato girato interamente in 35 mm, simbolo di un certo tipo di cinema di genere che si rifà al passato. Mollner ci tiene a sottolineare tutto questo nei primi secondi del film per continuare a giocare con le aspettative dello spettatore.
Strange Darling si rifà visivamente al cinema di Tarantino (con tanto di citazioni dirette a Le Iene e Pulp Fiction, quasi a voler omaggiare la Miramax, casa produttrice del film) e al cinema grindhouse, in un bel accostamento tra il citazionismo del passato e il continuo ribaltamento narrativo delle forze messe in gioco, che per un breve lasso di tempo, sembrano addirittura frutto di un sex game di ruolo in cui a comandare è chi viene sottomesso in una delle tante volte in cui lo spettatore si crea un’aspettativa che verrà subito dopo ribaltata.
Nel marasma di film che cercano di mescolare le carte narrative attraverso una non linearità spesso fine a se stessa, e priva di un reale senso, se non quello di convincere lo spettatore di star guardando qualcosa di faziosamente innovativo, Strange Darling utilizza la non linearità in maniera impeccabile, con un reale scopo che va aldilà della presunzione ma che si innesta a comporre un puzzle narrativo che è il vero fulcro della pellicola.
Di Saverio Lunare
Nel marasma di film che cercano di mescolare le carte narrative attraverso una non linearità spesso fine a se stessa, e priva di un reale senso, se non quello di convincere lo spettatore di star guardando qualcosa di faziosamente innovativo, Strange Darling utilizza la non linearità in maniera impeccabile, con un reale scopo che va aldilà della presunzione ma che si innesta a comporre un puzzle narrativo che è il vero fulcro della pellicola.
Di Saverio Lunare