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SUPERMAN

RECENSIONE

SUPERMAN - IL CINECOMIC DELLA GEOPOLITICA

Il Superman di James Gunn mette al centro gli eventi, raccontando la situazione socio e geopolitica attuale, senza mai che la forza materiale e sostanziosa delle sue immagini venga meno; e ancora una volta - nonostante non abbia quell’irresistibile irriverenza di The Suicide Squad o la gestione della coralità mostrata dal regista nei Guardiani della Galassia - è il cinecomic dei sogni: quello capace di raccontare il mondo attraverso i supereroi, creando personaggi non onnipotenti che si devono confrontare e rapportare con i propri limiti.

I limiti del Superman interpretato da David Corenswet sono legati al ruolo mediatico. Prima della kryptonite, che è il suo punto debole fisico e materiale, Superman deve confrontarsi con l’opinione pubblica. Il Lex Luthor di Nicholas Hoult gioca la sua battaglia su quel campo: cerca informazioni sulla vera identità del kryptoniano per distruggerlo mediaticamente, per manipolare il giudizio comune sulla sua figura.
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E non è un caso che Gunn metta al centro delle dinamiche geopolitiche il ruolo del giornalismo. Il Daily Global - la testata giornalistica di Metropolis - è la centrale operativa in cui si muove l’essere umano. Mentre i metaumani (che non vengono chiamati supereroi) salvano il mondo grazie alle loro capacità fisiche o mentali extra-terrene, l’essere umano deve farlo attraverso i mezzi che ha disposizione e lo strumento più importante nella contemporaneità per Gunn è il giornalismo, che se svolto con etica professionale, è capace di spostare la società anche su larghissima scala.
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La Metropolis di Gunn è l’America di oggi, è quell’Occidente responsabile di ciò che sta accadendo nella situazione geopolitica contemporanea. E se Lex Luthor è il tecno-genio limitato dalla sua megalomania e dall’invidia nei confronti della buona popolarità del suo rivale, Ghurskos (Zlatko Burić) - il presidente della Boravia - è il moderno guerrafondaio, un ibrido tra i due governatori contemporanei che hanno dato vita al conflitto e al genocidio più strettamente connessi al mondo occidentale.

Clark Kent si contrappone al supereroe crudo e puro, a volte è passivo nei confronti degli elementi che lo circondano, incontrollabili - soprattutto quelli relazionali - anche dal kryptoniano, che non soltanto deve confrontarsi con l’integrazione con la specie umana, ma deve farlo anche con l’accettazione di ciò che vuole essere nel privato. L’incontrollabilità è l’elemento portante del personaggio di Gunn, sia verso se stesso che verso l’esterno. Emblematici i rapporti con il cane Krypto, con Lois (Rachel Brosnahan) e con i suoi genitori - prima quelli di sangue e successivamente quelli che lo hanno accolto e cresciuto a Smallville - sono tutti rapporti in cui Clark non è infallibile, dove a essere protagonista è la sua mancanza di controllo e incapacità di comandare.
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Con Superman abbiamo la conferma: il percorso della DC con a capo il regista contemporaneo che più di tutti ha capito come muoversi all’interno degli universi cinecomics - anche grazie a un passato realmente anarchico all’interno del cinema - sta impostando un tono e un approccio che va sempre più nella direzione del suo autore.
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Di Saverio Lunare
10/07/2025

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