TESTA O CROCE? - DECOSTRUZIONE O MODERNISMO?
Il secondo lungometraggio di finzione della coppia Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, è il tentativo di decostruire un genere già decostruito in mille modi. Dalla parodia al post modernismo, dallo spaghetti western ai paella western; il genere che coincide quasi con la nascita del cinema — il primo è The Great Train Robbery di Porter, datato 1903 — è stato visionato e revisionato in ogni salsa e forma. La coppia di registi si rifà allo spaghetti western con l’intenzione di ribaltarne i ruoli e i rapporti, ma in questo tentativo di decostruzione le cose migliori sono paradossalmente quelle che appartengono al classicismo.
Durante un’esibizione di Buffalo Bill (John C. Rilley), un buttero (Alessandro Borghi) si ribella al volere di un signorotto borghese e vince una leggendaria sfida a cavallo. Rosa (Nadia Tereszkiewicz) la donna del signorotto si innamora del cowboy e insieme fuggiranno per il Lazio con una taglia di 1000 scudi sulla testa del buttero.
Testa o croce? possiede la forza delle singole sequenze, ben dirette e gestite da Rigo de Righi e Zoppis. In primis quella di un assalto a treno (un grande cliché del genere), girata con quell’animo viscerale necessario quando si affronta il western. Stessa forza che si fa fatica a ritrovare nel risultato complessivo della pellicola
Durante un’esibizione di Buffalo Bill (John C. Rilley), un buttero (Alessandro Borghi) si ribella al volere di un signorotto borghese e vince una leggendaria sfida a cavallo. Rosa (Nadia Tereszkiewicz) la donna del signorotto si innamora del cowboy e insieme fuggiranno per il Lazio con una taglia di 1000 scudi sulla testa del buttero.
Testa o croce? possiede la forza delle singole sequenze, ben dirette e gestite da Rigo de Righi e Zoppis. In primis quella di un assalto a treno (un grande cliché del genere), girata con quell’animo viscerale necessario quando si affronta il western. Stessa forza che si fa fatica a ritrovare nel risultato complessivo della pellicola
Quando si affronta una decostruzione (e gli elementi vanno in quella direzione, dalla voglia di mescolare i generi, le relazioni e i ruoli narrativi), o si fa un attento lavoro sui personaggi, sulle loro motivazioni e sui loro contrasti — data la presenza nel cast di John C. Rilley prendiamo in esempio una delle migliori decostruzioni western degli ultimi anni: I fratelli Sisters di Jacques Audiard — o il rischio è quello di scivolare nello sfizio personale e nell’esercizio di stile, e non in una vera analisi degli stilemi e degli archetipi del genere.
E non è un caso che ciò che ci convince maggiormente all’interno del film sono proprio i cliché: dalle sparatorie ai gruppi di rivoluzionari bombaroli, dalla dicotomia cattivo-buono alle ambientazioni trasandate e sporche. In Testa o croce? ad uscirne meglio è il classicismo e non la decostruzione, è la serie B e non l’intellettualismo revisionista.
E non è un caso che ciò che ci convince maggiormente all’interno del film sono proprio i cliché: dalle sparatorie ai gruppi di rivoluzionari bombaroli, dalla dicotomia cattivo-buono alle ambientazioni trasandate e sporche. In Testa o croce? ad uscirne meglio è il classicismo e non la decostruzione, è la serie B e non l’intellettualismo revisionista.
Di Saverio Lunare
04/10/2025