THE END - L'ACCOMODANTE CRITICA ALL'EDONISMO INDIVIDUALISTA DI JOSHUA OPPENHEIMER - SPECIALE BIOGRAFILM 2025
Dopo aver realizzato due dei documentari più importanti del cinema contemporaneo: The Act of Killing (2012) e The Look of Silence (2014), Joshua Oppenheimer esordisce nella fiction con The End, un’opera che cerca di attaccare l’edonismo per abbracciare una tesi collettivista, ma che alla fin dei conti non critica proprio nessuno anzi… The End è accomodante nei confronti dei suoi personaggi blandi e poco incisivi.
Una famiglia capitanata dal patriarca (Michael Shannon), tycoon petrolifero parte delle cause della fine del Mondo, si è rinchiusa in un bunker sotterraneo, dove ha vissuto per oltre vent’anni. La famiglia è composta dal figlio (George MacKay), nato nel bunker e che non ha mai visto il mondo esterno e dalla madre (Tilda Swinton), che deve convivere con il peso di non aver portato con sé la sua famiglia. In aggiunta al classico nucleo familiare orbitano un dottore (Lennie James), un'amica di famiglia (Bronagh Gallagher) e un maggiordomo (Tim McInnerny). L’intrusione nel bunker di una giovane ragazza (Moses Ingram) potrebbe sconvolgere gli equilibri familiari, non pronti a convivere con un elemento proveniente dall’esterno.
Oppenheimer, per il suo primo film di finzione, sceglie il genere tipico della manipolazione della realtà cinematografica: il musical. I personaggi di The End cantano quando devono autoconvincersi di non essere nel torto e lo fanno nella maniera meno vibrante possibile. I momenti musicali vengono coreografati senza vitalità, nella mente dello spettatore non rimarrà nessuna sequenza musicale, anzi cercherà di debellare dalla propria testa quei momenti così privi di brio.
Una famiglia capitanata dal patriarca (Michael Shannon), tycoon petrolifero parte delle cause della fine del Mondo, si è rinchiusa in un bunker sotterraneo, dove ha vissuto per oltre vent’anni. La famiglia è composta dal figlio (George MacKay), nato nel bunker e che non ha mai visto il mondo esterno e dalla madre (Tilda Swinton), che deve convivere con il peso di non aver portato con sé la sua famiglia. In aggiunta al classico nucleo familiare orbitano un dottore (Lennie James), un'amica di famiglia (Bronagh Gallagher) e un maggiordomo (Tim McInnerny). L’intrusione nel bunker di una giovane ragazza (Moses Ingram) potrebbe sconvolgere gli equilibri familiari, non pronti a convivere con un elemento proveniente dall’esterno.
Oppenheimer, per il suo primo film di finzione, sceglie il genere tipico della manipolazione della realtà cinematografica: il musical. I personaggi di The End cantano quando devono autoconvincersi di non essere nel torto e lo fanno nella maniera meno vibrante possibile. I momenti musicali vengono coreografati senza vitalità, nella mente dello spettatore non rimarrà nessuna sequenza musicale, anzi cercherà di debellare dalla propria testa quei momenti così privi di brio.
Ciò che, forse, potrebbe rimanere impresso invece è l’azzeccata scelta della location. Nella narrazione tipica anticapitalista è presente molto spesso il tentativo di colonizzare un altro Pianeta per sfuggire ai danni realizzati dall’essere umano, Oppenheimer decide di eliminare il lato fantascientifico per affidarsi a un presente imminente, in questa direzione il bunker ha le sfumature e le tonalità lunari, ma invece di essere situato nello spazio, è sotto terra ed è reale e tattile. Il bunker è una grotta salina situata in Sicilia, esiste davvero ma ha le sembianze del satellite lunare, è una bella idea che viene sfruttata poco, dato che la location principale è un classico interno da villa borghese ricostruito dalla famiglia nella grotta, in linea con l’idea di capitalismo coloniale, ma poco sotto il punto di vista cinematografico.
La sensazione che traspare da The End è che Oppenheimer abbia un’idea sul Mondo (e ciò è necessario quando si deve girare un documentario), ma non ha ancora chiara un’idea di cinema, e questo nella fiction non è perdonabile. Siamo curiosi di vedere la direzione che il regista prenderà, se tornerà nella comfort zone del doc o se vorrà continuare a mettersi in gioco realizzando un altro film di finzione. In ogni caso speriamo che il prossimo prodotto del regista possa essere maggiormente incisivo, compatto e riuscito di così.
La sensazione che traspare da The End è che Oppenheimer abbia un’idea sul Mondo (e ciò è necessario quando si deve girare un documentario), ma non ha ancora chiara un’idea di cinema, e questo nella fiction non è perdonabile. Siamo curiosi di vedere la direzione che il regista prenderà, se tornerà nella comfort zone del doc o se vorrà continuare a mettersi in gioco realizzando un altro film di finzione. In ogni caso speriamo che il prossimo prodotto del regista possa essere maggiormente incisivo, compatto e riuscito di così.
Di Saverio Lunare
08/06/2025