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THE MASTERMIND

RECENSIONE

THE MASTERMIND - L'HEIST MOVIE IN GIACCA E CRAVATTA

La regista indipendente Kelly Reichardt continua nella sua ricerca del ribaltamento degli stilemi e archetipi dei generi. Se in First Cow ad adattarsi al cinema della regista erano stati quelli del western, In The Mastermind — il suo nuovo film presentato all’ultima edizione del Festival del cinema di Cannes — tocca all’heist movie, al film da colpo grosso.

Ma i tempi dell’heist movie sono ben diversi da quelli del western (e da qualsiasi altro genere), se non si rispettano e se non si ha l’intenzione di creare un legame tra lo spettatore e il film, ciò che si ottiene è ‘l’incamiciamento’ del genere, e non il ribaltamento dei suoi archetipi.
J.B. (Josh O’Connor) è il figlio di un importante giudice che vive nella monotonia della sua borghesia all’inizio degli anni ‘70. Quando J.B. organizzerà un importante colpo all’interno di un museo con il furto di quattro opere d’arte, sarà costretto alla fuga e allo scontro con l’attualità sociale del suo Paese.

Che Kelly Reichardt non fosse interessata a costruire un film da colpo grosso, ma a ragionare sull’alienazione dell’essere umano è chiaro da subito, dalla prima sequenza in cui il tappeto musicale jazz accompagna i movimenti di J.B. e di sua moglie (Alana Haim). Tappeto che non abbandonerà più la pellicola, e che servirà a scandire il percorso ‘cieco’ del borghese, tra parenti che lo rinnegano e movimenti popolari anti guerra in Vietnam.
Foto
Le intenzioni sono quelle di rifarsi al cinema di Bresson, al totale ‘asciugo’ dei caratteri e dei sentimenti, raccontando un uomo che cerca di sfuggire dall’attualità, da ciò che lo circonda, per rifugiarsi in veloci sensazioni di adrenalina o di irresponsabilità plausibilmente anti-sistema. Ma la costruzione del personaggio, delle sue azioni e del suo percorso, sembrano finalizzati a dimostrare l’atteggiamento di superiorità da parte della regista nei confronti dello spettatore, mai appagato dal genere e mai coinvolto emotivamente, lasciato in secondo piano rispetto alla pretenziosa messa in scena e a una narrazione auto compiaciuta.

È un heist movie in giacca e cravatta, pettinato e teorico, in cui non si ragiona con il genere ma con l’idea di essere superiori ad esso.
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Di Saverio Lunare
11/10/2025

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