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THE OLD MAN MOVIE

RASSEGNA BUIO

THE OLD MAN MOVIE: DAL LIBRO DELLA LATTEAPOCALISSE - SPECIALE BUIO

Il secondo appuntamento con Buio, la rassegna di cinema horror nel centro di Bologna, ha visto protagonista un assurdo film estone in stop motion, passato qualche anno fa al ToHorror — il festival a tema della capitale piemontese — con cui la rassegna collabora quest’anno.

È come se la Aardman avesse incontrato la follia della Troma, come se i due mondi si fossero incrociati, dando vita a uno strano ibrido dai colori pastello e dalle iconiche fattorie sgangherate, ma che al posto dell’humour inglese — tipico della casa di produzione fondata da Peter Lord e David Sproxton — ci sia quello di Lloyd Kaufman, con la sua stessa attenzione e rilevanza alla materia (soprattutto quella ripugnante e anti-estetica).

The Old Man Movie diretto da Mikk Mägi e Oskar Lehemaa, nel suo scatologico e lattiginoso delirio, non risparmia un duro attacco agli allevamenti intensivi, al capitalismo agrario e allo sfruttamento specista da parte dell’essere umano, inevitabilmente diretto verso l’apocalisse (o meglio, una latteapocalisse).
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Quando tre ragazzini vengono lasciati nella vecchia fattoria del loro nonno, sono costretti a rinunciare agli smartphone e alle tecnologia per imparare il duro lavoro manuale. Ma il pericolo che una mucca munta fino all’orlo possa esplodere, da modo a un vecchio mungitore di nome Old Milker di cercare di sbarazzarsi con le cattive del bovino.
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Quello che fanno i tre ragazzini di città è un viaggio all’interno di un retaggio a cui non importa il benessere degli animali (e di conseguenza del latte che essi producono). Fondamentale invece è l’estremizzazione della produttività, degli incassi e dell’assuefazione di un villaggio dipendente da quella merce.
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“Le cose si potrebbero fare in modo diverso” è uno dei due mantra che vengono ripetuti dai personaggi di The Old Man Movie, ed è forse necessario affinché quelle risorse ormai spremute e saturate rispondano ancora alle nostre esigenze produttive (iniziando a rispettare le loro). L’altro ‘slogan’ abusato e ripetuto allo sfinimento all’interno del film è “Un uomo deve pur lavorare”, perfettamente connesso a quella necessaria esigenza capitalistica in cui i personaggi del film sono introiettati.

L’anticapitalismo di Mikk Mägi e Oskar Lehemaa viene celato nell’insieme di gag deliranti — alcune dall’irresistibile comicità, come il risveglio da parte del gallo più seducente e alienante che si sia mai sentito — e di un flusso materico perfettamente inserito in quella tradizione — soltanto apparentemente idiota — di folle e irresistibile animazione per adulti.
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Di Saverio Lunare
21/10/2025

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