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THEM (ILS)

RASSEGNA BUIO


THEM (ILS): L'HOME INVASION ​È A CASA SUA - SPECIALE BUIO

All’interno della quarta edizione di Buio — la rassegna cinematografica dedicata all’orrore in tutte le sue declinazioni, ogni lunedì al cinema Europa di Bologna — è presente una mini rassegna dal titolo TRANS EUROPE EXCESS focalizzata sul rapporto tra il vecchio continente e la paranoia.
La mini rassegna è stata inaugurata da Them (Ils), l’home invasion del 2006 diretto da David Moreau — di cui settimana prossima vedremo il nuovo film Mads (2024) — e Xavier Palud.

Il film della coppia appartiene alla New French Extremity, quell’eccezionale, ideologica, corrente cinematografica di prima metà anni ‘2000 che tanti capolavori del genere ci ha portato — da Martyrs (2008, Pascal Laugier) a Frontiers (2007, Xavier Gens) — e che ha riscritto alcune regole del cinema estremo.

Them (Ils) mostra anche quanta diversificazione, oltre che qualità, era presente in quegli anni nel cinema horror francese. La pellicola di Moreu e Palud si distacca dagli home invasion della corrente — su tutti À l'intérieur (2007, Alexandre Bustillo e Julien Maury) — mettendo in scena, con giochi di ombra e di regia, la percezione di un certo tipo di minaccia, ribaltandola sul finale attraverso una sequenza geniale nella sua semplicità simbolica. Ed è proprio un simbolo — nello specifico un veicolo — che ci darà uno sguardo definitivo su chi è il carnefice, su quanto politico in realtà sia il film della coppia, e su come la “zombieficazione” degli esseri umani venga riportata sul piano terreno, sulla normalità di un’azione quotidiana e infantile.
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Them (Ils) mette in scena le vicende della coppia francese formata da Lucas (Michaël Cohen) e Clementine (Olivia Bonamy). I due amanti vivono in una villa isolata fuori dal centro di Bucarest e durante un’apparente banale notte, si accorgono che qualcuno è entrato dentro la loro abitazione.

Una gestione del genere, e nello specifico del sotto genere home invasion, da manuale. Come Moreau e Palud riescono a inquadrare gli spazi — rendendoli reali protagonisti della tensione e della limitatezza che stringe i personaggi — le corse e gli inseguimenti, è da prendere appunti per chiunque voglia cimentarsi nella costruzione di un film dentro quattro mura o poco più. In una narrazione quasi verticale, con un grande utilizzo di soffitte e di cunicoli, i due registi danno fondamentale importanza ai suoni fuori campo, con rumori che fanno presagire a una presenza ultra terrena — sentore che percepiamo già dalla magnifica sequenza iniziale, in cui la casa viene sostituita da una macchina — e che detta la possibilità di un’invasione romeriana, da zombie movie.
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Soltanto sul finale scopriremo la reale natura degli invasori e probabilmente rimpiangeremo la possibilità di un “nemico” sovrannaturale, con uno degli archetipi che, per la loro improbabilità, ci terrorizzano maggiormente — da Narciso Ibáñez Serrador a Richard Donner — nelle narrazioni horror.
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Di Saverio Lunare
11/11/2025

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