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THUNDERBOLTS*

RECENSIONE

THUNDERBOLTS* - L'ALL-IN DEI MARVEL STUDIOS

​La Fase 5 del Marvel Cinematic Universe è ufficialmente conclusa e Thunderbolts* (o meglio The New Avengers, il nuovo titolo rivelato proprio ieri dalla Marvel stessa) di Jake Schreier è la dimostrazione di come Kevin Feige cerchi in questo nuovo progetto un’ancora di salvataggio, un’ultima possibilità per questo universo condiviso, prima dei nuovi film-evento Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars.
 
Un’apatica e depressa Yelena Belova (Florence Pugh) continua a compiere piccole missioni per conto della fredda e calcolatrice Valentina Allegra de Fontaine (Julia-Louis Dreyfus), ex direttrice dell’OXE. A Yelena viene chiesto, come ultima missione, di eliminare un soggetto non identificato che sta cercando di entrare di nascosto all’interno di una struttura segreta di proprietà dell’OXE, ma si renderà presto conto di essere stata incastrata da Valentina de Fontaine e si ritroverà intrappolata insieme a Ghost (Hannah John-Kamen), U.S. Agent (Wyatt Russell), Taskmaster (Olga Kurylenko) e il misterioso Bob (Lewis Pullman). Tutti sono insoddisfatti, delusi, senza uno scopo e dovranno affrontare il proprio passato prima ancora dell’incombente minaccia che sembra terrorizzare il mondo intero.
 
Con questo Thunderbolts* sembra di vedere i Marvel Studios riflettere su se stessi e sullo stato in cui si trovano. Il personaggio di Valentina Allegra de Fontaine sembra impersonare proprio Kevin Feige, agisce in modo confusionario, è totalmente in balia degli eventi, cercando di improvvisare un piano a seconda di come la storia prosegue. Non è un caso che le venga detto: “Questa propaganda per gli Avengers puzza di disperazione”. Se, però, si va oltre questo discorso puramente speculativo, è un personaggio che ai fini della narrazione risulta poco credibile e una villain bidimensionale.
Bob e Yelena sono sicuramente i due protagonisti e grazie alle loro interazioni vengono esplorate tematiche come quelle della depressione e della solitudine, che per quanto trattate in modo abbastanza semplice, riescono a dare al film un’emotività e una profondità che non si vedeva da I Guardiani della Galassia Vol.3. I protagonisti non sono più super-eroi intenti a salvare il mondo, ma persone con dei poteri in cerca di un riscatto.
Foto
La regia di Schreier, risulta molto efficace e pulita sia nelle scene d’azione (tra le migliori degli ultimi film MCU), sia nelle scene più oniriche, oltretutto, è abile nel riuscire a giocare con un immaginario che ha reso i Marvel Studios quello che sono (o che erano): l’Avengers Tower, un nuovo gruppo di (non tanto super) eroi, un’immagine che ricorda particolarmente il primo capitolo di Thor, ecc.
 
Se la lezione di James Gunn su come mettere in scena un gruppo di anti-eroi disadattati si può dire appresa, tranne nel caso dei personaggi troppo poco sviluppati di Ghost e Taskmaster, non si può dire altrettanto per quanto riguarda la comicità, che viene affidata quasi interamente al personaggio di Red Guardian (David Harbour) e che risulta (come in quasi tutti gli ultimi film dell’MCU) troppo spesso fuori luogo e infantile.
 
Nel complesso Thunderbolts* è finalmente un film Marvel Studios che ha una buona idea alla base e viene portata avanti in modo coerente, senza che inutili questioni multiversali interferiscano. Certo, i difetti ci sono e sono evidenti: una terza parte troppo frettolosa, una poca unione con film e serie dell’universo condiviso e delle scene post-credit che sanno più di all-in di Feige, nella speranza di far dimenticare tutti gli errori commessi negli ultimi 5 anni, ma può sicuramente rappresentare un piccolo, piccolissimo tassello su cui iniziare a ricostruire dalle macerie.

​Di Andrea Rossini
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