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TONY: DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO

RECENSIONE

TONY: DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO - LA FORZA DEI NON PREDESTINATI

​Nel marasma di biopic che hanno invaso il cinema contemporaneo occidentale, sono rari i casi in cui qualche titolo riesce a emergere con la personalità e la freschezza necessarie per non tediare lo spettatore. Tony di Matt Johnson si muove nel limbo tra biografico e coming of age, raccontando il primo impatto con la ristorazione di Anthony Bourdain (Dominic Sessa), tra i più importanti e mediatici chef di sempre, che con il suo libro Kitchen Confidential (2000) ha scoperchiato il mondo dell’alta cucina newyorkese ben prima che i prodotti audiovisivi a tema diventassero di uso comune all’interno dei palinsesti televisivi.

Tra una maglietta dei The Stooges, un poster dei New York Dolls e un libro di Jack Kerouac, la controcultura della Grande Mela anni ‘70 impatta fortemente nell’animo del giovane Anthony — per tutti Tony — che ha l’obiettivo di fare lo scrittore e che si ritrova durante un’estate a compiere una bravata puramente umana e giovanile: cercare una ragazza (Emilia Jones) nella penisola di Cape Cod per provarci con lei.

Il ribaltamento del retorico romanticismo nei confronti del mestiere del cuoco è uno degli ingredienti vincenti nel film di Matt Johnson. Il regista non innalza mai il suo protagonista e soprattutto non lo descrive come un visionario e predestinato genio della cucina. Il rapporto tra Bourdain e il mondo culinario avviene per puro caso — o secondo alcuni per provvidenza — a seguito di insuccessi, sbandate, ubriacature e soprattutto rapporti umani.
Foto
​Il mentore interpretato da Antonio Banderas, passato dalle grandi cucine stellate di tutto il mondo al piccolo fast food di pesce nella penisola dell’Oceano Atlantico, innesca la scintilla in Tony attraverso insegnamenti umani (da buon e classico archetipo del maestro) prima di insegnargli il mestiere. Ed è così che le battute di pesca selvaggia tra spigole e tonni diventano momenti comunitari in cui trasmettere qualcosa di generazione in generazione. Questa dose di sentimentalismo nei confronti dei mentori è comunque ben calibrata, amalgamata senza forzature nella narrazione ricca di ritmo, divertimento e tanta musica (Brian Eno, Karen Dalton, Eric Burdon e i già citati The Stooges).

Nota di merito per le interpretazioni attoriali, a spiccare insieme ai protagonisti Dominic Sessa e Antonio Banderas, c’è Leo Woodall, già apprezzato quest’anno in Tuner - L’accordatore, e perfetto nel ruolo dell’irriverente Sal, cuoco ribelle e prima vera relazione umana che Tony avrà a Cape Cod.
Tony è quel tipo di film con foto e didascalie finali che raccontano i passi successivi della vita dei protagonisti, ma possiede le qualità cinematografiche che servono per non stancare e anche nelle sue canonicità riesce sempre a divincolarsi e ad emergere, proprio come i biopic più interessanti sanno fare.
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Di Saverio Lunare
29/08/2026

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