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TRA OZU E HIROKAZU KORE'EDA C'È SHINJI SŌMAI

SPECIALE

TRA OZU E HIROKAZU KORE'EDA
​C'È SHINJI SŌ​MAI

Grazie a Tucker Film, che dal 2008 tanto sta facendo per promuovere il cinema asiatico in Italia in collaborazione con il Far East Film Festival di Udine, sono arrivati in sala tre film di un maestro del cinema nipponico sconosciuto ai più, ma che ha influenzato alcuni dei registi contemporanei più noti del cinema giapponese: da Hirokazu Kore’eda a Ryūsuke Hamaguchi, se il nonno di questi cineasti è Yasujirō Ozu, il padre è Shinji Sōmai.
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La casa di distribuzione friulana ha portato in sala i restauri di P.P. Rider (1983), Typhoon Club (1985) e Moving (1993), tre pellicole che condividono un fil rouge drammaturgico che è marchio di fabbrica di Sōmai: il rapporto tra il Giappone e le nuovi generazioni. I protagonisti sono ragazzine e ragazzini nel limbo tra la crescita e le ansie del futuro, in una Nazione che prevede un’aspettativa sociale e lavorativa sin dalla tenera età. Come fatto da Yasujirō Ozu nei suoi capolavori con al centro le nuove generazioni giapponesi (nello splendido Sono nato ma… (1932), il regista ha messo in evidenza come le differenze sociali siano alla base delle gerarchie anche in un contesto infantile) e da Kore’eda nel contemporaneo, con i suoi ritratti giovanili colmi di disagio sociale ma anche di estrema speranza nei confronti del futuro del Giappone, anche nel cinema di Sōmai il fulcro è la relazione tra la crescita e la situazione sociale del Paese. Rapporto messo in scena attraverso lunghe carrellate e piani sequenza in cui pedissequamente ci vengono mostrate le azioni di una gioventù che sembra essere costantemente proiettata nella vita adulta.

P.P. RIDER (1983) - SE LE PRENDI TU, LE PRENDO ANCH'IO

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Quando uno dei ragazzini volenterosi di attraversare il Giappone per recuperare un loro compagno di scuola (il bulletto) invischiato in un bizzarro affare di Yakuza viene colpito, tutti gli altri cercano di coprirgli le spalle, venendo colpiti a loro volta. Non è semplicemente una sequenza fisica, ma è il segreto del film. Sōmai attraverso questo atteggiamento dei ragazzini di P.P. Rider, mette in scena la perfetta nemesi degli adulti, incapaci di stare insieme, nemmeno quando condividono la stessa passione per la criminalità e lo stesso sangue. Che possa essere questo il futuro del Giappone? Dopo che i loro nonni hanno vissuto le due bombe atomiche e un Paese deflagrato dalla guerra e i loro padri hanno riportato in auge la Yakuza tenendo in scacco la Nazione, può il canto finale ricco di gioia di vita e positiva inconsapevolezza rappresentare una speranza nei confronti di un cambiamento sociale del Paese? Sōmai nel 1983, quanto meno, ci sperava…

TYPHOON CLUB (1985) - IN GIAPPONE IL SIMBOLO DEFINISCE CHI SEI

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La divisa, il simbolo, come definizione di ciò che si è, dei comportamenti che si hanno. La divisa scolastica dei ragazzini di Typhoon Club ha la stessa valenza del tatuaggio della Yakuza che Sōmai inquadra perfettamente sulla schiena di un adulto a cena. Quando indossano la divisa i ragazzini sono iper sessualizzati, pensano costantemente al sesso e a prevalere l’uno sull’altro. Quando sono nudi sono desessualizzati, tornano ad essere ciò che sono realmente: dei bambini che hanno voglia di giocare con le pozzanghere e cantare sotto un alluvione.
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La struttura narrativa di Typhoon Club sembra quella di un film di Altman: tanti personaggi che devono condividere “lo stesso cielo”, la stessa calamità naturale. Se in America Oggi (1993) è un terremoto (ripreso e omaggiato da Paul Thomas Anderson con la pioggia di rane nel suo Magnolia), in Typhoon Club è una tempesta a far confluire la coralità dei personaggi nello stesso luogo: ovviamente il luogo è la scuola, microcosmo perfetto della società.

MOVING (1993) - IL PASSATO BRUCIA E IL FUTURO ARRIVA

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La coralità di P.P. Rider e Typhoon Club lascia spazio alla forza individuale. Il ritmo si adegua a questa scelta e Sōmai ribalta il concetto di famiglia tradizionale per abbracciare quello in cui l’essere umano è al centro del proprio futuro, indipendentemente se si è uomo, donna, o una ragazzina. La famiglia può essere composta da una donna e una bambina o addirittura da un solo nucleo individuale. È nell’accettazione che il futuro vada vissuto indipendentemente da ciò che è accaduto nel passato che il percorso della piccola Renko (Tomoko Tabata) si sviluppa. Percorso che inizialmente prevede di sentirsi di troppo, di non comprendere il perché si è stati messi al mondo se poi quel mondo (composto da mamma e papà) viene sottratto, ma che successivamente si trasformerà in una consapevolezza che ciò che è stato va superato, che va bene vivere “senza” un padre e che forse l’individuo è l’unico reale nucleo inseparabile. Teoria esplicitata nello straordinario auto-abbraccio di Renko mentre il passato alle sue spalle prende fuoco. Tutto questo nel 1993… in un Paese tra i più conservatori e tradizionalisti del Mondo…
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Di Saverio Lunare

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