Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

UN ANNO DI SCUOLA

SPECIALE


UN ANNO DI SCUOLA È COME FARE COLAZIONE CON PANE, BURRO E MARMELLATA

Il coming of age di Laura Samani riporta gli spettatori all’età dei protagonisti e fa ruotare il perno empatico con sensibilità e crudezza. Fred, Antero, Pasini e Mitis. Una ragazza, tre ragazzi. Gli stereotipi più classici della storia dei racconti: dall’omonimo testo di Giani Stuparich del 1929 fino ai giorni nostri. Adolescenza, amore, tenerezza, maturità, una mela in mezzo ai kiwi, la leggerezza. Fredrika è una ragazza svedese che si trasferisce a Trieste con il padre. La ragazza è l’unica studentessa all’interno di un istituto tecnico di soli maschi dove, superate le difficoltà iniziali, stringerà un legame molto forte con tre di loro. Il film parla ai giovani, racconta i giovani e i loro rapporti, facendone il proprio centro. In modo nostalgico, però, parla anche agli adulti, a coloro che — in un’infinità di modi di categorizzare i rapporti umani — hanno finito per perdere di vista la tenerezza adolescenziale e, ancora più voracemente, il perdono. Come fare colazione con cereali secchi al mattino e dimenticarsi di pane, burro e marmellata. 
Foto
L’attacco iniziale, volutamente, richiama l’estetica “cesaroniana”, quella tipica dell’italianità scolastica che per decenni ha modellato l’immaginario collettivo: lo stesso orizzonte culturale e temporale in cui è ambientato il film della Samani: il 2007. Ma l’elemento predominante della storia è la capacità della vita di sospenderti sui confini delle cose. E Laura Samani sa perfettamente come abitare quei confini. Trieste stessa è una città di confine. Ma i confini della regista non si limitano a quelli geografici, linguistici o sociali, come il confine che emerge tra i ruoli di genere dei personaggi; li oltrepassano, creando sfumature e mescolando le emotività che attraversano un personaggio e l’altro. È in questi confini che la regista fa ruotare i perni dell’empatia. Non si potrebbe comprendere Antero senza la sua attrazione romantica e la sua visione poetica di Fred; non si comprenderebbe Mitis senza la sua protettività verso il gruppo; non si comprenderebbe Pasini senza il suo fragile legame con la vita. I loro confini sono sempre in contatto l’uno con l’altro, coesistendo. 

Gli stereotipi di genere attraversano la storia dall’inizio alla fine. Il ruolo di Fred è sulla soglia: a partire dal suo stesso nome Fredrika che, abbreviato, riconduce al suo maschile Fred. Inizialmente incarna ciò che una figura femminile rappresenta nelle fantasie di ragazzini post puberali, distanti e un po’ smarriti dalla quotidianità: una ragazza svedese, un immaginario angelico e remoto, una figura mitologica. Poi Fred, come tutte le donne in un mondo maschile, deve guadagnarsi la fiducia dei tre: deve mutare, impegnarsi e adottare il loro linguaggio per essere riconosciuta dal gruppo. Fred ci riesce e ne fa parte per un breve periodo. Impara la lingua italiana (friulana) frequentando i ragazzi, la “dimentica” quando smette di stare con loro. La Samani si insinua nel confine dell’inclusione, uno dei confini più fragili per l’età dei protagonisti. L’esclusione dal gruppo di Fred nasce dalla sua stessa libertà: la libertà di innamorarsi di uno dei tre ragazzi diventa la sua condanna. Si può far parte del gioco nel mondo degli uomini solo seguendone le regole; una volta affermate le proprie, si viene escluse, e si è imputate della colpa della loro rovina.
Foto
La Samani rappresenta in modo molto sottile la violenza silenziosa che provoca l’esclusione maschile, sia visivamente che attraverso il linguaggio cinematografico e parlato. L’assenza dei tre ragazzi sulla pellicola, il ritorno di Fred alla lingua svedese, l’isolamento della ragazza negli spazi filmici e la passività che consegue la scritta sul muro, sono tutti strumenti che individuano l’emarginazione dell’individualità femminile, violenza insipida che viene assimilata da Fred facendola isolare dal resto dei suoi coetanei. Ma la regista riesce a raccontare con dolcezza e tenerezza il rapporto tra Antero e Fred, l'autenticità del loro rapporto ci riporta a una innocenza che ricorda David e Lisa di Frank Perry (1962), dove il desiderio d’amore è tangibile e il sentimento avvolge i personaggi con una purezza ed una semplicità rara.

E se per ogni storia c’è un insegnamento, una morale, una lezione di vita, Laura Samani ci invita a riflettere sull'importanza di poter trasmutare nel corso della vita, di potersi reinventare attraverso il perdono, in un linguaggio più fiabesco, di diventare farfalle senza sacrificare i bruchi. L’umanità con cui viene raccontata la relazione tra Fred e i tre ragazzi si unisce alla capacità della regista di mettere in scena, con equilibrio, da un lato le dinamiche di potere di un mondo patriarcale e dall’altro la tenerezza e la fragilità della giovinezza. Fred doveva essere una mela che posta in mezzo ai kiwi ne avrebbe accelerato il processo di maturazione, ma il suo ruolo, la sua identità non era uno strumento per i corrispettivi maschili, lei semplicemente non era uno stupido kiwi.

In un panorama cinematografico italiano dove che si aspetta dai nuovi registi opere artistiche contemporanee e capaci di intercettare lo spirito postmoderno attraverso estetiche innovative e uno sguardo marcatamente romano-centrico, lo stile registico della Samani ci porta a riflettere su cosa sia realmente importante raccontare. Ci ricorda che il percorso di maturazione del cinema dovrebbe contare più dell’oggetto filmico in sé e che, molto spesso, i contenuti sono ben più significativi dei contenenti.
Clicca qui per sostenere Addiction Cinema
Di Hatixhe Mahmutaj
26/11/2025

Email

[email protected]