UN POETA - UNA CINICA DISILLUSIONE ARTISTICA IN QUATTRO CAPITOLI
Il secondo lungometraggio del regista colombiano Simón Mesa Soto passa dalla crisi economica editoriale, alla responsabilità degli adulti nei confronti delle nuove generazioni; dall’evento mediatico (senza media) scandaloso, al rapporto padre-figlia espresso soltanto attraverso la scrittura. Un poeta è diviso in quattro capitoli, ma al suo interno esistono quattro differenti film.
È una struttura inusuale quella della pellicola di Mesa Soto, che sceglie attori non professionisti per mettere in scena il decadimento e la disillusione del ruolo del poeta all’interno della Colombia, in una scena artistica ricca di ipocrisie, dove non si salva nessuno e (quasi) tutti sono colpevoli di arrivismo sociale, economico e morale.
Oscar Restrepo (Ubeimar Rios) è un poeta cinquantenne in crisi. Dopo aver scritto a venticinque anni due libri apprezzati dalla critica ma non più in voga nelle vendite, l’uomo accetterà controvoglia un lavoro come professore in un liceo. Qui farà la conoscenza di Yurlady (Rebeca Andrade), giovane studentessa dalla precaria situazione familiare ed economica, ma che mostra un raro talento nella scrittura poetica.
È una struttura inusuale quella della pellicola di Mesa Soto, che sceglie attori non professionisti per mettere in scena il decadimento e la disillusione del ruolo del poeta all’interno della Colombia, in una scena artistica ricca di ipocrisie, dove non si salva nessuno e (quasi) tutti sono colpevoli di arrivismo sociale, economico e morale.
Oscar Restrepo (Ubeimar Rios) è un poeta cinquantenne in crisi. Dopo aver scritto a venticinque anni due libri apprezzati dalla critica ma non più in voga nelle vendite, l’uomo accetterà controvoglia un lavoro come professore in un liceo. Qui farà la conoscenza di Yurlady (Rebeca Andrade), giovane studentessa dalla precaria situazione familiare ed economica, ma che mostra un raro talento nella scrittura poetica.
Il regista rende esplicito l’utilizzo del 16 mm, attraverso una cornice dell’immagine estremamente rovinata e una “sporcizia” visiva che fa da paio alla sporcizia morale ed etica dell’ambiente messo in scena. E quando si introduce il digitale — attraverso un video costruito per lanciare la giovane ragazza all’interno di un programma televisivo — viene rinvigorita la finzione e la laccosità di un sistema di comunicazione costruito ad hoc, che si scontra con la naturalezza dei sentimenti giovanili di Yurlady.
Non sempre all’interno delle singole sequenze l’asciuttezza della messa in scena e dei caratteri dei personaggi è quella ideale, a volte Mesa Soto rischia l’esagerazione — soprattutto nell’ultima parte del secondo capitolo, quella dove viene messa in scena la notte dell’evento scandaloso — ma la visione cinica e disillusa del regista non può che affascinare, partendo dalla totale mancanza di assoluzione nei confronti dei suoi personaggi e soprattutto nei confronti del suo protagonista.
Perché Oscar Restrepo, interpretato da un professore di filosofia, è uno di quei personaggi con cui l’empatia scende e sale dall’altalena; e il regista sa come alternare i momenti in cui siamo con lui e quelli in cui i suoi comportamenti e il suo spigoloso e radicale approccio alla vita ci distanzia dal comprenderlo e dal tifare per lui.
Con un cinismo che ricorda quello di due registi sudamericani che hanno raccontato il ruolo sociale dell'artista Mariano Cohn e Gastón Duprat, grazie a Un poeta abbiamo una nuova voce, proveniente da una cinematografia che non è mai stata indagata dalla distribuzione italiana, capace di mettere in discussione, con amarezza e disillusione, gli artisti e il sistema a cui sono costretti ad appartenere per sopravvivere.
Non sempre all’interno delle singole sequenze l’asciuttezza della messa in scena e dei caratteri dei personaggi è quella ideale, a volte Mesa Soto rischia l’esagerazione — soprattutto nell’ultima parte del secondo capitolo, quella dove viene messa in scena la notte dell’evento scandaloso — ma la visione cinica e disillusa del regista non può che affascinare, partendo dalla totale mancanza di assoluzione nei confronti dei suoi personaggi e soprattutto nei confronti del suo protagonista.
Perché Oscar Restrepo, interpretato da un professore di filosofia, è uno di quei personaggi con cui l’empatia scende e sale dall’altalena; e il regista sa come alternare i momenti in cui siamo con lui e quelli in cui i suoi comportamenti e il suo spigoloso e radicale approccio alla vita ci distanzia dal comprenderlo e dal tifare per lui.
Con un cinismo che ricorda quello di due registi sudamericani che hanno raccontato il ruolo sociale dell'artista Mariano Cohn e Gastón Duprat, grazie a Un poeta abbiamo una nuova voce, proveniente da una cinematografia che non è mai stata indagata dalla distribuzione italiana, capace di mettere in discussione, con amarezza e disillusione, gli artisti e il sistema a cui sono costretti ad appartenere per sopravvivere.
Di Saverio Lunare
29/03/2026