UN SEMPLICE INCIDENTE - UN SEMPLICE GENIO DEL CINEMA
Con la vittoria della Palma d’Oro alla 78a edizione del Festival del cinema di Cannes, Jafar Panahi entra nel ristrettissimo club di chi ha totalizzato l’en plein dei più importanti premi ai maggiori festival cinematografici (Berlino, Cannes e Venezia). A far compagnia al regista iraniano è presente soltanto un altro autore, il nostro Michelangelo Antonioni.
Il trionfo alla kermesse francese è avvenuto con Un semplice incidente, l’ultimo film del regista che uscirà nelle sale italiane il 6 novembre.
Un semplice incidente ci racconta il cinema iraniano (clandestino) in due, inediti ma sempre più importanti, aspetti: quanto questo tipo di cinema sia diventato appetibile, e non soltanto nei circuiti festivalieri, e come Panahi abbia raggiunto un livello di gestione della propria opera non dissimile da quella dei grandi registi hollywoodiani.
Mariam Afshari (che interpreta il personaggio di Shiva) è Sigourney Weaver, ed Ebrahim Aziz (nel ruolo di Eghbal) è Ben Kingsley. Un semplice incidente è La morte e la fanciulla (1994) di Roman Polanski, sublimato dallo strato dell’auto rappresentazione. Perché — e non è un piccolo dettaglio — Jafar Panahi è stato arrestato per i suoi film, ha scontato delle pene detentive e punitive, non ha i permessi per poter girare e soltanto di recente ha ottenuto un permesso per poter uscire dall’Iran.
Il trionfo alla kermesse francese è avvenuto con Un semplice incidente, l’ultimo film del regista che uscirà nelle sale italiane il 6 novembre.
Un semplice incidente ci racconta il cinema iraniano (clandestino) in due, inediti ma sempre più importanti, aspetti: quanto questo tipo di cinema sia diventato appetibile, e non soltanto nei circuiti festivalieri, e come Panahi abbia raggiunto un livello di gestione della propria opera non dissimile da quella dei grandi registi hollywoodiani.
Mariam Afshari (che interpreta il personaggio di Shiva) è Sigourney Weaver, ed Ebrahim Aziz (nel ruolo di Eghbal) è Ben Kingsley. Un semplice incidente è La morte e la fanciulla (1994) di Roman Polanski, sublimato dallo strato dell’auto rappresentazione. Perché — e non è un piccolo dettaglio — Jafar Panahi è stato arrestato per i suoi film, ha scontato delle pene detentive e punitive, non ha i permessi per poter girare e soltanto di recente ha ottenuto un permesso per poter uscire dall’Iran.
Quando in Un semplice incidente osserviamo Vahid (Vahid Mobasseri) rapire, bendare e narcotizzare il suo presunto torturatore — riconosciuto attraverso il cigolio della protesi che lo tormenta da quando l’uomo è stato rilasciato — non possiamo far altro che viaggiare con la mente e ragionare su quanto il regista senta sua questa storia, su quanto questa reciproca prigionia — quella fisica di Eghbal e quella mentale di Vahid, Shiva e degli altri personaggi che saranno coinvolti successivamente — equivalga alla prigionia che ha subito e che subisce costantemente Panahi.
E non possiamo far altro che estasiarci per come Jafar Panahi (e questo è un tratto tipico dei suoi film, soprattutto quelli girati clandestinamente) non abbia nessuna intenzione di ammorbare lo spettatore, di annoiarlo e in un certo senso ‘coinvolgerlo’ punitivamente nei suoi racconti. Da Taxi Teharan (2015), passando per Tre Volti (2018) e Gli orsi non esistono (2022), arrivando a Un semplice incidente, i suoi film sono sorprendentemente divertenti. Per Panahi la comicità (inserita nel momento giusto e gestita perfettamente nell’alternanza della drammaticità tematica delle sue opere) è l’arma migliore per realizzare film sociali, e non è un caso che i 102 minuti di durata di Un semplice incidente siano indubbiamente travolgenti. È il segreto che sta dietro il grande cinema hollywoodiano (quello migliore); è quella geniale (e non per tutti) capacità di comprendere che per fare grandi film sociali (e non politici, perché per Panahi i film politici dividono, mentre quelli sociali aggregano) serve mettersi al servizio dello spettatore e comprenderlo. Anche per questo Jafar Panahi è uno dei registi più significativi dei nostri tempi e Un semplice incidente è il suo ennesimo capolavoro.
E non possiamo far altro che estasiarci per come Jafar Panahi (e questo è un tratto tipico dei suoi film, soprattutto quelli girati clandestinamente) non abbia nessuna intenzione di ammorbare lo spettatore, di annoiarlo e in un certo senso ‘coinvolgerlo’ punitivamente nei suoi racconti. Da Taxi Teharan (2015), passando per Tre Volti (2018) e Gli orsi non esistono (2022), arrivando a Un semplice incidente, i suoi film sono sorprendentemente divertenti. Per Panahi la comicità (inserita nel momento giusto e gestita perfettamente nell’alternanza della drammaticità tematica delle sue opere) è l’arma migliore per realizzare film sociali, e non è un caso che i 102 minuti di durata di Un semplice incidente siano indubbiamente travolgenti. È il segreto che sta dietro il grande cinema hollywoodiano (quello migliore); è quella geniale (e non per tutti) capacità di comprendere che per fare grandi film sociali (e non politici, perché per Panahi i film politici dividono, mentre quelli sociali aggregano) serve mettersi al servizio dello spettatore e comprenderlo. Anche per questo Jafar Panahi è uno dei registi più significativi dei nostri tempi e Un semplice incidente è il suo ennesimo capolavoro.
Di Saverio Lunare
24/10/2025