UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA - IL RACCONTO DELL'AMERICA IN UN FRAME DOPO L'ALTRO
Quali sono le battaglie da affrontare nell'America contemporanea? Nel nuovo film di Paul Thomas Anderson le rivoluzioni politiche accompagnano quelle più intime, interne ai rapporti familiari e generazionali.
Ancora una volta quello del regista californiano è semplicemente il miglior cinema possibile, capace di raccontare le radici del suo Paese attraverso epopee sul potere, che da sempre fanno parte del suo cinema. Su chi quel potere lo imprime e su chi lo riceve, su quanto questa linea sia sottile e il suo equilibrio labile.
È il secondo incontro tra il regista e Thomas Pynchon. Dopo l'adattamento di Vizio di forma, adesso tocca a Vineland essere trasposto cinematograficamente. La cosa più 'pynchoniana' del film di Paul Thomas Anderson è il personaggio di Leonardo DiCaprio, un ex artificiere rivoluzionario che ricorda - per ossessioni e paranoie - il personaggio di Joaquin Phoenix in Vizio di forma (che a sua volta è una variazione del Lebowski di Jeff Bridges nel capolavoro dei fratelli Coen). La paranoia di Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio) è una conseguenza del contrasto di un uomo che non riesce ad adattarsi al contemporaneo, che è fedele a un certo tipo di rivoluzione, forse, inadattabile ai giorni d'oggi. Il suo compito è quello di preservare sua figlia Wila (Chase Infiniti), avuta con Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), tra le più agguerrite ed efficaci rivoluzionarie politiche, scomparsa dopo che il colonnello Lockjaw (Sean Penn) l'ha costretta a tradire i suoi compagni rivoluzionari in cambio della libertà.
Sedici anni dopo il colonnello si metterà sulle tracce di Wila per fare chiarezza sulla ragazza.
Ancora una volta quello del regista californiano è semplicemente il miglior cinema possibile, capace di raccontare le radici del suo Paese attraverso epopee sul potere, che da sempre fanno parte del suo cinema. Su chi quel potere lo imprime e su chi lo riceve, su quanto questa linea sia sottile e il suo equilibrio labile.
È il secondo incontro tra il regista e Thomas Pynchon. Dopo l'adattamento di Vizio di forma, adesso tocca a Vineland essere trasposto cinematograficamente. La cosa più 'pynchoniana' del film di Paul Thomas Anderson è il personaggio di Leonardo DiCaprio, un ex artificiere rivoluzionario che ricorda - per ossessioni e paranoie - il personaggio di Joaquin Phoenix in Vizio di forma (che a sua volta è una variazione del Lebowski di Jeff Bridges nel capolavoro dei fratelli Coen). La paranoia di Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio) è una conseguenza del contrasto di un uomo che non riesce ad adattarsi al contemporaneo, che è fedele a un certo tipo di rivoluzione, forse, inadattabile ai giorni d'oggi. Il suo compito è quello di preservare sua figlia Wila (Chase Infiniti), avuta con Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), tra le più agguerrite ed efficaci rivoluzionarie politiche, scomparsa dopo che il colonnello Lockjaw (Sean Penn) l'ha costretta a tradire i suoi compagni rivoluzionari in cambio della libertà.
Sedici anni dopo il colonnello si metterà sulle tracce di Wila per fare chiarezza sulla ragazza.
Paul Thomas Anderson realizza un film che sembra privo di montaggio, in cui il ritmo è scandito da un flusso continuo di corse, movimenti, inseguimenti, e, per l'appunto, battaglie.
Sembra essere un unico piano sequenza, un unico grande movimento di macchina che segue lo scorrere del tempo e delle azioni dei personaggi. È la grandiosità di una regia unica, di un'invisibilità tecnica e formale che è sempre al servizio del racconto, che accompagna lo spettatore all'interno del nucleo infuocato degli Stati Uniti d'America.
Dopo aver raccontato il passaggio di epoche all'interno di un'industria, le radici del capitalismo occidentale e l'influenza impressa dai moderni e manipolatori punti di riferimento americani, con Una battaglia dopo l'altra Paul Thomas Anderson continua a mettere in scena l'indole più marcia dell'animo a stelle e strisce. Tra l'attrazione, reciproca, verso 'lo straniero', il suo successivo sfruttamento, e la messa a repentaglio di un ordine gerarchico che va continuamente ristabilito, in un Paese in cui la rivoluzione è sempre nell'aria ma non viene mai realizzata, e il pericolo del ciclico ritorno al potere reazionario è realtà (e quale momento migliore per fare un film così se non nel corso della seconda mandata presidenziale di quello che attualmente è seduto
alla Casa Bianca).
E non è un caso il grandissimo lavoro che il regista fa nel mettere in scena le discese e le salite, i tetti e i tunnel sotterranei, associando le pendenze fisiche a quelle politiche, attraverso uno stile e un controllo sulle sequenze che non ha eguali.
Quando esce un nuovo film di Paul Thomas Anderson, i discorsi su quale sia il film dell'anno possono essere messi da parte. È come se il suo cinema non appartenesse a quello normale, è come se si giocasse costantemente a un altro sport.
Sembra essere un unico piano sequenza, un unico grande movimento di macchina che segue lo scorrere del tempo e delle azioni dei personaggi. È la grandiosità di una regia unica, di un'invisibilità tecnica e formale che è sempre al servizio del racconto, che accompagna lo spettatore all'interno del nucleo infuocato degli Stati Uniti d'America.
Dopo aver raccontato il passaggio di epoche all'interno di un'industria, le radici del capitalismo occidentale e l'influenza impressa dai moderni e manipolatori punti di riferimento americani, con Una battaglia dopo l'altra Paul Thomas Anderson continua a mettere in scena l'indole più marcia dell'animo a stelle e strisce. Tra l'attrazione, reciproca, verso 'lo straniero', il suo successivo sfruttamento, e la messa a repentaglio di un ordine gerarchico che va continuamente ristabilito, in un Paese in cui la rivoluzione è sempre nell'aria ma non viene mai realizzata, e il pericolo del ciclico ritorno al potere reazionario è realtà (e quale momento migliore per fare un film così se non nel corso della seconda mandata presidenziale di quello che attualmente è seduto
alla Casa Bianca).
E non è un caso il grandissimo lavoro che il regista fa nel mettere in scena le discese e le salite, i tetti e i tunnel sotterranei, associando le pendenze fisiche a quelle politiche, attraverso uno stile e un controllo sulle sequenze che non ha eguali.
Quando esce un nuovo film di Paul Thomas Anderson, i discorsi su quale sia il film dell'anno possono essere messi da parte. È come se il suo cinema non appartenesse a quello normale, è come se si giocasse costantemente a un altro sport.
Di Saverio Lunare
26/09/2025