UNA DI FAMIGLIA - IL LATO NASCOSTO DELLE PERFETTE BIONDE MOGLIETTINE AMERICANE
Tratto dal romanzo del 2022 scritto da Freida McFadden, Una di famiglia (The Housemaid) si colloca in quella serie di film in cui all’apparenza di una vita perfetta si cela una realtà macabra e fatta di manipolazione, abusi e potere.
Da Don’t Worry Darling (2022) di Olivia Wilde, passando per l’esordio alla regia di Zoë Kravitz Blink Twice, le narrazioni dello stereotipato, e repubblicano, ruolo della mogliettina perfetta al seguito di un uomo di successo, ricco e affascinante, stanno subendo lo stravolgimento dell’altro sguardo, quello delle autrici donne, capace di teorizzare — anche e soprattutto attraverso i generi — sulle dinamiche patriarcali e sul retaggio culturale.
Una di famiglia non è diretto da una regista, ma oltre a essere tratto dal best-seller della scrittrice McFadden, è sceneggiato da Rebecca Sonnenshine e soprattutto co-prodotto dalle due attrici protagoniste, una tendenza sempre più in voga quando un’attrice o un attore sceglie di cucirsi un ruolo contribuendo alla produzione della pellicola.
Da Don’t Worry Darling (2022) di Olivia Wilde, passando per l’esordio alla regia di Zoë Kravitz Blink Twice, le narrazioni dello stereotipato, e repubblicano, ruolo della mogliettina perfetta al seguito di un uomo di successo, ricco e affascinante, stanno subendo lo stravolgimento dell’altro sguardo, quello delle autrici donne, capace di teorizzare — anche e soprattutto attraverso i generi — sulle dinamiche patriarcali e sul retaggio culturale.
Una di famiglia non è diretto da una regista, ma oltre a essere tratto dal best-seller della scrittrice McFadden, è sceneggiato da Rebecca Sonnenshine e soprattutto co-prodotto dalle due attrici protagoniste, una tendenza sempre più in voga quando un’attrice o un attore sceglie di cucirsi un ruolo contribuendo alla produzione della pellicola.
Amanda Seyfried e Sydney Sweeney interpretano rispettivamente Nina Winchester e Millie Calloway. La prima è la classica mogliettina dalla vita perfetta, apprensiva verso la sua casa e la sua famiglia; la seconda è una ragazza dal passato burrascoso che si candida come governante della famiglia Winchester perché necessita di un’occupazione e di un alloggio. Attraverso il loro incontro la realtà della famiglia Winchester verrà presto rivelata.
Paul Feig — regista soprattutto di commedie, da Le amiche della sposa (2011) a Spy (2015) — non riesce a dare la giusta forza nella messa in scena, spesso scolastica e con poca inventiva nella creazione di immagini significative e dal maggior valore politico. Il genere in questione, il thriller sociale, ha le giuste potenzialità per poter essere sviluppato attraverso le immagini (e la messa in scena).
Qui — anche complice una struttura narrativa molto più al servizio del racconto in formato letterario, che cinematografico — si utilizzano flashback, ricordi, e l’apice del thriller (la rivelazione) viene espressa nella maniera più leggibile e semplice, ripercorrendo i passi della realtà attraverso l’utilizzo di una lettera rivelatoria.
Paul Feig — regista soprattutto di commedie, da Le amiche della sposa (2011) a Spy (2015) — non riesce a dare la giusta forza nella messa in scena, spesso scolastica e con poca inventiva nella creazione di immagini significative e dal maggior valore politico. Il genere in questione, il thriller sociale, ha le giuste potenzialità per poter essere sviluppato attraverso le immagini (e la messa in scena).
Qui — anche complice una struttura narrativa molto più al servizio del racconto in formato letterario, che cinematografico — si utilizzano flashback, ricordi, e l’apice del thriller (la rivelazione) viene espressa nella maniera più leggibile e semplice, ripercorrendo i passi della realtà attraverso l’utilizzo di una lettera rivelatoria.
Al di là delle limitazioni nella messa in scena e in qualche scelta narrativa, Una di famiglia riesce a divertire, intrigare e intrattenere, e soprattutto ha un senso produttivo nella contemporaneità.
La cooperazione produttiva e attoriale di due attrici distanti per generazioni di riferimento — uno dei primi successi di Amanda Seyfried è stato Mean Girls, film emblema dei millenials, mentre Sydney Sweeney ha raggiunto l’apice della notorietà grazie alle serie Euphoria, molto connessa alla gen Z — ma ben amalgamate cinematograficamente, porta a casa un film che, soprattutto attraverso una seconda parte in cui non si nasconde il sangue, la violenza e l’obbligato cinismo all’interno delle limitazioni sociali, riesce a installarsi in una traiettoria cinematografica ben definita e sempre più in voga.
La cooperazione produttiva e attoriale di due attrici distanti per generazioni di riferimento — uno dei primi successi di Amanda Seyfried è stato Mean Girls, film emblema dei millenials, mentre Sydney Sweeney ha raggiunto l’apice della notorietà grazie alle serie Euphoria, molto connessa alla gen Z — ma ben amalgamate cinematograficamente, porta a casa un film che, soprattutto attraverso una seconda parte in cui non si nasconde il sangue, la violenza e l’obbligato cinismo all’interno delle limitazioni sociali, riesce a installarsi in una traiettoria cinematografica ben definita e sempre più in voga.
Di Saverio Lunare
04/01/2026