Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

UNA SCOMODA CIRCOSTANZA

RECENSIONE

UNA SCOMODA CIRCOSTANZA - OSSESSIONI E TRAUMI, MA QUESTA VOLTA SENZA PESANTEZZA

Darren Aronofsky torna dopo The Whale (2022) — il film che ha fatto trionfare Brendan Fraser agli Oscar — a dirigere un film. Con Una scomoda circostanza il regista statunitense abbandona — almeno per 107 minuti — la consueta pesantezza, senza mettere da parte le tematiche ricorrenti del suo cinema, come i traumi e le ossessioni.

Hank (Austin Butler), il protagonista del film, vive una vita scandita dal rimorso per aver gettato all’aria la sua carriera sportiva nel baseball a causa di un incidente stradale. Quando il suo vicino Russ (Matt Smith) gli affida il gatto, Hank si ritroverà coinvolto in un’affaire tra gangster.

Se i toni tipici del cinema di Aronofsky vengono completamente stravolti — per la prima volta il regista gira un’adrenalinica commedia — a non essere toppo distanti dalla sua filmografia passata, sono i sentimenti dei personaggi. Così come nel suo capolavoro The Wrestler (2008), ne Il Cigno Nero (2010) e nel già citato The Whale, l’ossessione per una disciplina (in questo caso il baseball) e il trauma causato dal fallimento (accompagnato da quello relazionale) è al centro della psiche del protagonista, che si ritrova in una New York senza regole — un omaggio alla New York di Fuori Orario, con tanto di Griffin Dunne nel ruolo di Paul, omonimo del personaggio nel film di Martin Scorsese — a dover affrontare prima di tutto se stesso, e soltanto successivamente l’impasse criminale in cui è finito.
Foto
Il trauma di Hank non è soltanto limitato al passato, con l’avanzare degli avvenimenti il suo ‘incubo’ ritornerà in varie forme, prima attraverso il personaggio di Yvonne (Zoë Kravitz), infermiera che si prende cura di lui “sentimentalmente” oltre che fisicamente, e in seguito con i personaggi di Paul e Russ. Hank sembra essere perseguitato dalla morte, così come nel passato anche nel presente.

Aronofsky, grazie all’incontro con Charlie Huston (scrittore del romanzo e sceneggiatore del film) sembra aver trovato — finalmente — il suo lato ironico e leggero, sbizzarrendosi con gli omaggi (dal già citato Fuori Orario, passando per Il lungo addio con il gatto come elemento che avvia il plot) mette da parte la drammaticità e le lacrime — a volte riuscite, altre meno — riuscendo a dimostrarsi un irriverente — insospettabile — regista.
Clicca qui per sostenere Addiction Cinema
Di Saverio Lunare
09/09/2025

Email

[email protected]