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BEETLEJUICE BEETLEJUICE
Tim Burton è tornato nel suo mondo, con le sue bizzarrie, i suoi giochi di luce e i suoi personaggi grotteschi. Ampliando un universo che era già suo senza snaturarlo, giocandoci e divertendosi senza inventare però nulla di nuovo.
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MARIA
Ormai Larraín ha trovato la sua ricetta perfetta: prendere una donna di potere dalla vita travagliata e indagare il suo dolore attraverso il cinema. Dopo Jacky e Spancer approda al Lido Maria, che con uno sguardo indulgente scava nel dolore di Maria Callas, interpretata da un Angelina Jolie che non riesce a scomparire dietro il personaggio, come se la diva di oggi (attrice) tentasse di mimetizzarsi nella diva di ieri (la Callas), purtroppo senza successo.
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EL JOCKEY
All’inizio sembra un film di Kaurismäki, con un protagonista incapace di gestire l’ambiente gangsteristico, continuamente nei guai per colpa di un autosabotaggio perenne.
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DISCLAIMER
Che mano, che penna, quanta intensità. La serie di Alfonso Cuarón presentata all’81ª edizione del Festival del Cinema di Venezia è folgorante. Sin dalla prima puntata la fine scrittura di Cuarón scombussola lo spettatore, ci vengono presentati diversi personaggi in alternati archi di tempo.
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BABYGIRL
Erotismo, desideri inconfessati, ironia e sequenze passionali con musichette anni ‘80: Babygirl è meno scandaloso e più semplicistico di quello che ci si poteva aspettare ma è interessante per cercare di inquadrare una regista (Halina Reijn)
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TROIS AMIES
Dietro un’ingarbugliata serie di incontri relazionali si cela una storia di incomunicabilità umana, sia tra partner che nei rapporti amichevoli. Emmanuel Mouret decide di rappresentare questa incomunicabilità attraverso una fittissima dose di parole, dialoghi, discorsi che non vanno mai nella direzione risolutiva, questo affascinante controsenso è l’aspetto migliore del film di Mouret.
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CLOUD
Che Kurosawa fosse interessato agli sviluppi che la tecnologia (e in particolare il web) può comportare nella vita degli esseri umani lo si era notato dai tempi del meraviglioso Pulse (2001), un J horror straordinario, dove le paure (e le speranze) del nuovo millennio prendevano vita sotto forma di presenze fantasmatiche.
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THE ORDER
Il nuovo film di Justin Kurzel è di quanto più classico ci si può aspettare da un manhunt movie ma riesce a sfruttare questa classicità a suo favore. Nessuna sperimentazione, nessuna voglia di volare troppo in alto, The Order soddisfa lo spettatore grazie ad una compattezza tecnica e narrativa estremamente funzionale.
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THE BRUTALIST
Quando nei Festival arrivano film così tutti se ne accorgono, la kermesse sembra fermarsi per un attimo perché è arrivato quello che sbaraglia tutto e tutti. La sensazione che si percepisce è proprio questa, merito di Brady Corbet che realizza un capolavoro e concede al Festival il film americano dell’anno.
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IO SONO ANCORA QUI
Quanto cuore ci ha messo Walter Salles in questo film. Come in Argentina, 1985 (2022) di Santiago Mitre anche qui c’è da fare i conti con il passato della propria nazione, delle ingiustizie perpetrare e della verità che deve riemergere per cercare di superare l’orrore della dittatura.
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BABY INVASION
La capacità di teorizzare e creare immagini unita alla voglia di sperimentare in un mondo che ormai sembra essersi assuefatto ai canoni standard del proprio mezzo.
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LEURS ENFANTS APRÈS EUX
L’odio porta odio, la violenza causa violenza, di generazione in generazione è come un gene che viene tramandato da padre in figlio ed i figli ancora dopo di loro.
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QUEER
Esattamente come ha fatto David Cronenberg nel 1991, anche Luca Guadagnino ha capito che fare un film tratto da un libro di Burroughs è impossibile, ciò che va fatto non è un film tratto da un suo libro, ma è uno su di lui.
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LA STANZA ACCANTO
Un film in cui la morte è una vacanza dalla vita, in cui il dramma è l’esistenza e la pace è l’andare via, tanto non si è andati via mai completamente.
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VERMIGLIO
Che Maura Delpero abbia uno stile e un tocco personale è indubbio. Vermiglio è la dimostrazione che la Delpero è un’ottima regista e che sa come inquadrare i sentimenti umani (soprattutto femminili). Ma quando si fa un film, entrano in gioco anche aspetti strutturali e di scrittura, in questo Vermiglio risulta carente e poco riuscito.
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JOKER: FOLIE À deux
Il film più atteso e chiacchierato della Mostra, quello che tutti quanti erano curiosi di vedere anche se nessuno aveva il coraggio di ammetterlo; la cui domanda che seguiva ogni conversazione riguardante la pellicola era: “Ti è piaciuto il primo?” C’è chi lo amò, c’è chi lo odiò e poi Joker vinse il Leone d’oro nel 2019 e creò un precedente storico: un film tratto da un personaggio dei fumetti aveva ricevuto uno dei premi più prestigiosi del mondo creando un fenomeno di massa
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MALDOROR
Il contesto sociale di Maldoror è quello dei polizieschi italiani degli anni ‘70. La base, ed è evidente, è Umberto Lenzi e il suo Milano odia: la polizia non può sparare, ciò che cambia è la produzione e l’idea ossessiva, quella deriva dal cinema americano (quello migliore). Questo inusuale mix risulta vincente nel film di Fabrice Du Welz.
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APRIL
Sia in Beginning che in April la cosa migliore è la sequenza iniziale. Il suo esordio iniziava con un lungo piano sequenza immobile all’interno di una chiesa durante una funzione che viene interrotta da una molotov
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DIVA FUTURA
Il cambio di prospettiva, l’umanizzazione di chi è sempre stato deumanizzato, l’indagine di una società contraddittoria che desidera ma nasconde, che necessita e poi condanna
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LOVE
L’idea di Kjærlighet (Love) è quella di associare due traumi: da una parte quello sentimentale, causato dal divorzio dei propri genitori e dalla mancanza di punti di riferimento, dall’altro quello sessuale, dovuto al terrorismo sociale e alla paura della malattia.
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THE NEW YEAR THAT NEVER CAME
Il film vincitore della sezione Orizzonti come
Miglior film
all’81ª edizione del Festival del Cinema di Venezia è un’opera che abbraccia la coralità per raccontare, in chiave comica, gli ultimi giorni del regime comunista rumeno di Ceaușescu.
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M. IL FIGLIO DEL SECOLO
In una Venezia 81 quanto mai ricolma di racconti seriali, ecco presentarsi sul finire della manifestazione la sua stella più attesa, abbagliante e ambiziosa. M. Il figlio del secolo possiede la fattura del grande cinema, ma senza per questo discostarsi dai binari di una marcata scansione episodica di matrice letteraria. Il risultato è un prodotto dinamico e irriverente
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familia
Presentato nella sezione Orizzonti all’81ª edizione del Festival del cinema di Venezia, Familia è il terzo lungometraggio di Francesco Costabile (il secondo se si esclude la co-regia di In un futuro aprile).
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il tempo che ci vuole
“Prima la vita e poi il cinema!” esclama Luigi, il padre di Francesca Comencini, sul set del suo Pinocchio, davanti agli occhi della piccola e dolce bambina che da grande racconterà quel momento in un film e farà di queste parole la chiave di lettura di tutto quanto. Perché se il padre raccontava mondi immaginari e favolosi, la figlia sceglierà la via dell’autobiografia, in un film che parla d’amore prima per il padre e poi per il cinema.
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iddu
Fabio Grassadonia e Antonio Piazza decidono di non raccontare Matteo Messina Denaro, ma di rappresentare un avvenimento della sua vita (modificando i reali accaduti storici). Peccato che l’operazione Iddu risulta non soltanto sbagliata simbolicamente e, soprattutto, editorialmente
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dieci capodanni
Sembra quasi che Rodrigo Sorogoyen, Sara Cano e Paula Fabra abbiano appreso gli insegnamenti di Richard Linklater su come si crea un racconto mettendo in rapporto una coppia con lo scorrere del tempo. E, non a caso, hanno creato la miglior narrazione relazionale dai tempi di quello tra Jesse e Céline.
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