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I REGISTI DI VENEZIA 82: OLIVIER ASSAYAS

SPECIALE

I REGISTI DI VENEZIA 82: OLIVIER ASSAYAS, DALLA CRITICA ALLA REGIA

Dalla critica alla regia, seguendo le orme dei giovani turchi dei Cahiers du Cinéma. Olivier Assayas — come i più importanti registi della Nouvelle Vague — è partito dall’editoria cinematografica, dal raccontare e giudicare i film a farli. E non è un caso che la pellicola più importante della sua prima parte di carriera sia un film meta cinematografico, tra i più vibranti e originali sul tema dell’attore(rice). Con Irma Vep (1996) il regista si fa notare al pubblico e soprattutto alla critica, lo presenta alla 49a edizione del Festival del cinema di Cannes nella sezione Un Certain Regard e grazie a una grande Maggie Cheung nel ruolo di se stessa, il regista francese riesce a seviziare il ruolo dell’attrice all’interno dell’industria.
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Analisi dell’industria che prosegue anche con il suo Demonlover (2002), ma questa volta a essere scandagliato è il mondo del porno, rappresentato dal regista francese attraverso l’audiovisivo proibito per eccellenza: lo snuff movie, connettendolo al nuovo mezzo che a inizio millennio stava prendendo definitamente piede — analizzato da David Cronenberg nel suo eXistenZ e nel Matrix delle sorelle Wachowski — il video game. Con l’estetica acida tra il cyberpunk e il meta, Assayas gira un film che è perfettamente nel mezzo tra l’opera delle Wachowski e le atmosfere lynchiane, creando una pellicola dall’estrema personalità e avendo, ancora una volta, la capacità di rappresentare la contemporaneità all’interno del mondo delle immagini in movimento. 
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Il rapporto con il Festival del cinema di Venezia — che quest’anno lo vedrà protagonista con l’atteso e potenzialmente scivolosissimo Le Mage du Kremlin — inizia nel 2012 con Qualcosa nell’aria, un ritratto delle speranze giovanili post sessantotto parigino, dove l’arte — soprattutto il cinema —diventa mezzo per esprimere se stessi e il proprio pensiero politico (il riferimento al periodo godardiano non è casuale). 
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Il primo grande riconoscimento in un festival arriva con uno dei suoi migliori film: Personal Shopper (2016), che si aggiudica il premio alla miglior regia alla 69a edizione del Festival del cinema di Cannes. La presenza fantasmatica che circonda la protagonista — una straordinaria Kristen Stewart — si presenta in diverse modalità e in differenti “corpi”, e ancora una volta il mezzo digitale contemporaneo è rappresentato. Questa volta tocca al sistema di messaggistica, il reale ponte di contatto sociale di quegli anni (i cambiamenti sono così repentini che i messaggi su WhatsApp ci sembrano in disuso nel 2025). Attraverso l’assenza, Assayas costruisce la tensione, Personal Shopper è un thriller su ciò che non è in scena e su quello che la protagonista desidera essere o avere.
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Con i due film successivi il regista torna in concorso a Venezia. Il primo è Il gioco delle coppie nel 2018 e il secondo — e ultima apparizione al Festival prima di quest’anno — è Wasp Network (2019), un film Netflix dall’impianto da Colossal internazionale, con un cast che vede come protagonisti grandi star come Penélope Cruz, Gael García Bernal e Wagner Moura reduce dal successo di Narcos. Un film su intrighi politici che riguardano lo spionaggio tra USA e Cuba nei primi anni ‘90, atmosfere che forse rivedremo anche in Le Mage du Kremlin, dato che a essere analizzato — tra realtà e finizione — sarà lo spin doctor che ha plasmato parte della nuova Russia con a capo la figura politica al centro della situazione geopolitica attuale: Vladimir Putin.
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​Non ci resta che aspettare, con trepidante curiosità, il nuovo lavoro di un regista sempre capace di stupirci. L’appuntamento è al 27 agosto con l’82a edizione del Festival del cinema di Venezia.
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Di Saverio Lunare
05/08/2025

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