WEAPONS - UNA FAVOLA NERA NELL'INCUBO COMUNITARIO
Dopo l’intrusione nel cinema horror con Barbarian (2022), Zach Cregger riconferma quanto fatto vedere tre anni fa, dando l’idea di aver capito esattamente cosa fare e come muoversi all’interno del genere.
Weapons, il suo nuovo film in sala dal 6 agosto, introduce la fiaba nera lentamente, ricordando quanto fatto da Oz Perkins la scorsa stagione con Longlegs, giocando con le aspettative dello spettatore su che tipo di film sta guardando e sulla direzione che la pellicola prenderà. Era la base anche di Barbarian: condurre i personaggi all’interno di un tipo di narrazione, far credere a tutti che quel racconto sia quello scelto per il film, e successivamente cambiarlo, trasformando l’atmosfera e il genere di riferimento.
Se nella prima parte di Weapons il racconto è frammentato da un mosaico di personaggi in connessione con lo stesso evento — la sparizione di un’intera classe scolastica — e con le azioni che riguardano il medesimo tempo, la seconda entra a pieno nel favolistico, con un canonico archetipo dell’orrore che viene gestito da Cregger ottimamente, riuscendo anche a inserire una seconda lettura — strettamente romeriana — sul tema bellico, mettendo in scena un horror in cui gli esseri umani (soprattutto quelli più giovani) vengono usati come armi per scopi altrui, come carne da macello che una volta “finito il lavoro” non potrà più tornare alla normalità. In sintesi: la costruzione di un esercito.
La comunità di un paesino statunitense viene scossa dalla sparizione simultanea di una classe della scuola del paese. Tutti i bambini scompaiono la stessa notte, alla stessa ora e con la stessa modalità: correndo interrottamente con le braccia larghe. Soltanto il piccolo Alex (Cary Christopher) non è svanito nel nulla, continuando a frequentare le ore di lezione. Il primo capro espiatorio su cui le ire della comunità vengono espresse è la giovane maestra Justine (Julia Garner), tra cui quelle di Archer (Josh Brolin), padre di un bambino scomparso volenteroso di indagare per scoprire la verità.
Weapons, il suo nuovo film in sala dal 6 agosto, introduce la fiaba nera lentamente, ricordando quanto fatto da Oz Perkins la scorsa stagione con Longlegs, giocando con le aspettative dello spettatore su che tipo di film sta guardando e sulla direzione che la pellicola prenderà. Era la base anche di Barbarian: condurre i personaggi all’interno di un tipo di narrazione, far credere a tutti che quel racconto sia quello scelto per il film, e successivamente cambiarlo, trasformando l’atmosfera e il genere di riferimento.
Se nella prima parte di Weapons il racconto è frammentato da un mosaico di personaggi in connessione con lo stesso evento — la sparizione di un’intera classe scolastica — e con le azioni che riguardano il medesimo tempo, la seconda entra a pieno nel favolistico, con un canonico archetipo dell’orrore che viene gestito da Cregger ottimamente, riuscendo anche a inserire una seconda lettura — strettamente romeriana — sul tema bellico, mettendo in scena un horror in cui gli esseri umani (soprattutto quelli più giovani) vengono usati come armi per scopi altrui, come carne da macello che una volta “finito il lavoro” non potrà più tornare alla normalità. In sintesi: la costruzione di un esercito.
La comunità di un paesino statunitense viene scossa dalla sparizione simultanea di una classe della scuola del paese. Tutti i bambini scompaiono la stessa notte, alla stessa ora e con la stessa modalità: correndo interrottamente con le braccia larghe. Soltanto il piccolo Alex (Cary Christopher) non è svanito nel nulla, continuando a frequentare le ore di lezione. Il primo capro espiatorio su cui le ire della comunità vengono espresse è la giovane maestra Justine (Julia Garner), tra cui quelle di Archer (Josh Brolin), padre di un bambino scomparso volenteroso di indagare per scoprire la verità.
Negli incubi viene costruita la tensione della prima parte, in quel perturbante subconscio umano che racconta una colpa — più accomodante se singola (Justine) e maggiormente problematica se invece riguarda tutti — e in un ritratto comunitario che servirà per la seconda parte del film, quella in cui viene messa da parte l’indagine e il punto di vista esterno per privilegiare quello interno — la porta di una casa che si apre e si chiude è un elemento ricorrente — costruito su alcuni dei più classici archetipi dell’orrore: i riti e la possessione.
Zach Cregger inserisce alcune sue ossessioni, strettamente visive oltre che strutturali, mostrate nel precedente horror: la tensione costruita attraverso una discesa fisica — il seminterrato, grande protagonista di Barbarian, tornerà a terrorizzare gli spettatori anche in Weapons -- e lo scoppio di una violenza, repressa fino a quel momento, da parte di chi è stato recluso coattivamente — in Barbarian “la madre”, in Weapons scoprirete da parte di chi o di cosa.
Un ottimo horror che conferma il talento del regista, che dopo gli inizi nella commedia — e anche qui come in Barbarian i momenti comici non mancheranno, ben calibrati e inseriti nella pellicola — sembra aver trovato la sua strada, sulle orme — seppur tanta strada va ancora fatta per arrivare ai suoi livelli — di un altro grandissimo passato dalle risate all’orrore: Jordan Peele.
Zach Cregger inserisce alcune sue ossessioni, strettamente visive oltre che strutturali, mostrate nel precedente horror: la tensione costruita attraverso una discesa fisica — il seminterrato, grande protagonista di Barbarian, tornerà a terrorizzare gli spettatori anche in Weapons -- e lo scoppio di una violenza, repressa fino a quel momento, da parte di chi è stato recluso coattivamente — in Barbarian “la madre”, in Weapons scoprirete da parte di chi o di cosa.
Un ottimo horror che conferma il talento del regista, che dopo gli inizi nella commedia — e anche qui come in Barbarian i momenti comici non mancheranno, ben calibrati e inseriti nella pellicola — sembra aver trovato la sua strada, sulle orme — seppur tanta strada va ancora fatta per arrivare ai suoi livelli — di un altro grandissimo passato dalle risate all’orrore: Jordan Peele.
Di Saverio Lunare
07/08/2025