WOLF MAN - IL LUPO DENTRO DI NOI
Leigh Whannell torna, dopo quasi 5 anni da L’uomo invisibile, a offrire una rilettura contemporanea di un altro celebre personaggio del repertorio classico della Universal: il lupo mannaro. Wolf Man, come suggerisce il titolo non più unito in un’unica parola, non decide di focalizzarsi sulla creatura fantastica, anzi pone l’accento sull’ Uomo, in particolare sulla figura paterna di una famiglia e la sua indole bestiale e selvaggia, per lungo tempo celata.
Blake vive a San Francisco con la figlia Ginger, a cui si dedica a tempo pieno in quanto scrittore fermo da tempo, e sua moglie Charlotte, con cui iniziano le prime fratture dovute al lavoro incessante di lei e il temperamento a volte incontrollabile di lui. Alla notizia della morte del padre di Blake, di cui ormai si erano quasi perse le notizie, la famiglia decide di dirigersi in Oregon per avere modo di passare del tempo insieme nella casa d’infanzia di Blake e suo padre. Qui verranno in contatto con una creatura bestiale che ferisce Blake, dando inizio alla sua trasformazione.
Se ne L’uomo invisibile l’innovazione risiedeva nell’utilizzo dell’invisibilità come metafora per affrontare temi quali lo stalking e la manipolazione psicologica, in Wolf Man la maledizione del lupo mannaro si fa metafora di un risveglio di traumi irrisolti del passato. L’educazione repressiva e militare che il padre di Blake infliggeva sul piccolo è centrale soprattutto nel modo in cui lo stesso Blake cresce sua figlia Ginger.
Blake vive a San Francisco con la figlia Ginger, a cui si dedica a tempo pieno in quanto scrittore fermo da tempo, e sua moglie Charlotte, con cui iniziano le prime fratture dovute al lavoro incessante di lei e il temperamento a volte incontrollabile di lui. Alla notizia della morte del padre di Blake, di cui ormai si erano quasi perse le notizie, la famiglia decide di dirigersi in Oregon per avere modo di passare del tempo insieme nella casa d’infanzia di Blake e suo padre. Qui verranno in contatto con una creatura bestiale che ferisce Blake, dando inizio alla sua trasformazione.
Se ne L’uomo invisibile l’innovazione risiedeva nell’utilizzo dell’invisibilità come metafora per affrontare temi quali lo stalking e la manipolazione psicologica, in Wolf Man la maledizione del lupo mannaro si fa metafora di un risveglio di traumi irrisolti del passato. L’educazione repressiva e militare che il padre di Blake infliggeva sul piccolo è centrale soprattutto nel modo in cui lo stesso Blake cresce sua figlia Ginger.
Whannell mette in scena un vero e proprio dramma familiare, dove la vicenda orrorifica (il lupo mannaro che assale la casa in cui è rifugiata la famiglia) è quasi in secondo piano, per dedicarsi completamente alla trasformazione che sta avvenendo in Blake, sia esternamente (notevoli gli effetti speciali quasi totalmente privi di CGI), che internamente. C’è una particolare attenzione sulla regressione cognitiva di Blake, che minuto dopo minuto perde quei modelli culturali naturali dell’uomo per fare spazio alla mostruosità e al caos della natura animale, di cronenberghiana memoria.
Il sonoro, utilizzato come mezzo per entrare in simbiosi col corpo in trasformazione del protagonista, è una componente fondamentale nella seconda parte del film. I piccoli rumori, come un ragno in uno sgabuzzino, sono amplificati tanto da sembrare passi di una persona, mentre le parole di chi abbiamo sempre amato fino a quel momento iniziano a essere incomprensibili e sconnesse.
In Wolf Man non è tutto riuscito, forse questa estrema teorizzazione lascia troppo poco spazio all’elemento puramente d’intrattenimento che sta alla base di un film di genere e il rapporto tra madre e figlia che si sarebbe dovuto rafforzare nell’atto conclusivo del film, lascia un po' a desiderare.
Ma in un’epoca dove gli horror fotocopia e i remake senza senso vengono prodotti in continuazione, Wolf Man è una piacevole eccezione che rielabora il mito di una delle creature mostruose più emblematiche del cinema in modo originale e non scontato.
Di Andrea Rossini
Il sonoro, utilizzato come mezzo per entrare in simbiosi col corpo in trasformazione del protagonista, è una componente fondamentale nella seconda parte del film. I piccoli rumori, come un ragno in uno sgabuzzino, sono amplificati tanto da sembrare passi di una persona, mentre le parole di chi abbiamo sempre amato fino a quel momento iniziano a essere incomprensibili e sconnesse.
In Wolf Man non è tutto riuscito, forse questa estrema teorizzazione lascia troppo poco spazio all’elemento puramente d’intrattenimento che sta alla base di un film di genere e il rapporto tra madre e figlia che si sarebbe dovuto rafforzare nell’atto conclusivo del film, lascia un po' a desiderare.
Ma in un’epoca dove gli horror fotocopia e i remake senza senso vengono prodotti in continuazione, Wolf Man è una piacevole eccezione che rielabora il mito di una delle creature mostruose più emblematiche del cinema in modo originale e non scontato.
Di Andrea Rossini