YELLOW LETTERS - LE CONSEGUENZE PRATICHE DELLA CENSURA
Dopo il successo critico di La sala professori (2023) — candidato al premio Oscar come miglior film internazionale — il regista tedesco con origini turche İlker Çatak prosegue nella sua indagine sulle relazioni di potere e sulle conseguenze che esse hanno nella vita quotidiana. Con Yellow Letters si è aggiudicato l’Orso d’Oro alla 76a edizione della Berlinale, confermandosi come uno dei registi europei di maggiore risalto nel panorama critico e festivaliero.
Berlino diventa Ankara e Amburgo Istanbul, in una pellicola in cui l’interpretazione è protagonista. Interpreta un ruolo ogni volta che calca il palco Derya (Özgü Namal), attrice teatrale che sta lavorando in una pièce scritta da suo marito Aziz (Tansu Biçer), apprezzato autore e professore universitario. Quando lo Stato comunica attraverso una lettera gialla che Aziz è stato licenziato a causa di alcune dichiarazioni ideologiche durante una lezione e lo spettacolo teatrale annullato, la vita della coppia e di loro figlia Ezgi (Leyla Smyrna Cabas) viene stravolta dalla necessità pratica di “tirare avanti”.
Ideologia e pragmatismo, perché è lodevole cercare di cambiare il mondo attraverso la propria arte, ma cosa fare quando bisogna confrontarsi con la mancanza di sostentamento? Con una vita quotidiana che a causa della censura statale inizia a diventare precaria? Yellow Letters è un film sulle crisi democratiche ed economiche, sulla crisi della libertà di pensiero — in un’epoca in cui i totalitarismi pseudo-democratici stanno tornando fortemente in auge — e su quella relazionale, in cui l’integrità ideologica deve rispondere ad una necessità.
Berlino diventa Ankara e Amburgo Istanbul, in una pellicola in cui l’interpretazione è protagonista. Interpreta un ruolo ogni volta che calca il palco Derya (Özgü Namal), attrice teatrale che sta lavorando in una pièce scritta da suo marito Aziz (Tansu Biçer), apprezzato autore e professore universitario. Quando lo Stato comunica attraverso una lettera gialla che Aziz è stato licenziato a causa di alcune dichiarazioni ideologiche durante una lezione e lo spettacolo teatrale annullato, la vita della coppia e di loro figlia Ezgi (Leyla Smyrna Cabas) viene stravolta dalla necessità pratica di “tirare avanti”.
Ideologia e pragmatismo, perché è lodevole cercare di cambiare il mondo attraverso la propria arte, ma cosa fare quando bisogna confrontarsi con la mancanza di sostentamento? Con una vita quotidiana che a causa della censura statale inizia a diventare precaria? Yellow Letters è un film sulle crisi democratiche ed economiche, sulla crisi della libertà di pensiero — in un’epoca in cui i totalitarismi pseudo-democratici stanno tornando fortemente in auge — e su quella relazionale, in cui l’integrità ideologica deve rispondere ad una necessità.
È una conseguenza pratica della censura, una di quelle mediaticamente meno visibili ma che è fondamentale nel tentativo di plasmare le ideologie. Perché per essere ideologici e per potersi professare tali, bisogna anzitutto poterselo permettere. Il film di İlker Çatak non è mai consolatorio, e la Turchia in cui le soap fanno da mezzo di distrazione di massa — ci ha ricordato i video dei gattini in un’altra recente vivisezione sul tema: Il caso 137 diretto da Dominik Moll — diventa anch’essa un palcoscenico dove interpretare costantemente un ruolo per poter sopravvivere.
Yellow Letters è cinema politico strettamente in contatto con la società, e lo sa benissimo anche Wim Wenders — che ne dica chi ha mal interpretato le sue dichiarazioni sul rapporto tra politica e cinema — che ha deciso, insieme alla giuria della Berlinale, di premiare il film di İlker Çatak confermando la volontà di esaltare un autore europeo che lavora sulla connessione tra il potere e l’ordinarietà della vita.
Yellow Letters è cinema politico strettamente in contatto con la società, e lo sa benissimo anche Wim Wenders — che ne dica chi ha mal interpretato le sue dichiarazioni sul rapporto tra politica e cinema — che ha deciso, insieme alla giuria della Berlinale, di premiare il film di İlker Çatak confermando la volontà di esaltare un autore europeo che lavora sulla connessione tra il potere e l’ordinarietà della vita.
Di Saverio Lunare
01/05/2026