A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA
RECENSIONE
A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA - UNA VITA OLTRE LA CRONACA
A distanza di cinque anni da Moon, 66 Questions, la regista e sceneggiatrice greca Jacqueline Lentzou presenta il suo secondo lungometraggio, A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra, all'interno della sezione Orizzonti. Un’opera che non si limita a raccontare una storia, ma attraversa ogni dimensione della vita della sua protagonista.
Ispirato a un vero fatto di cronaca riguardante un ragazzo quindicenne ucciso dalla polizia, il film ci fa entrare in punta di piedi nella vita di Josephine e vivere un'intera giornata con lei, a partire dai suoi sogni notturni.
Momenti pieni di vita caratterizzano la sua giornata: litigare con la madre, baciare il suo fidanzato, commuoversi sentendo la voce di una sua compagna di scuola che incontrerà per caso in biblioteca, Phaedra. Ma la realtà è continuamente squarciata dai suoi sogni, che si manifestano attraverso piccoli segni che accompagnano la protagonista per tutto il giorno.
Ispirato a un vero fatto di cronaca riguardante un ragazzo quindicenne ucciso dalla polizia, il film ci fa entrare in punta di piedi nella vita di Josephine e vivere un'intera giornata con lei, a partire dai suoi sogni notturni.
Momenti pieni di vita caratterizzano la sua giornata: litigare con la madre, baciare il suo fidanzato, commuoversi sentendo la voce di una sua compagna di scuola che incontrerà per caso in biblioteca, Phaedra. Ma la realtà è continuamente squarciata dai suoi sogni, che si manifestano attraverso piccoli segni che accompagnano la protagonista per tutto il giorno.
La regista Jacqueline Lentzou
L’estetica dell’opera si presenta deliberatamente discontinua, richiamando la percezione che una ragazza adolescente ha di un mondo in continuo cambiamento, capace di essere stravolto all’improvviso dall’incontro con una persona dal mondo interiore molto diverso dal suo, da cui è attratta visceralmente. Ma il film rende Jo prima di tutto uno spirito, pura coscienza, che affronta capitoli di vite diverse: una dimensione che attraversa tutto il film e che prende forma anche attraverso effetti speciali artigianali, giocando, ad esempio, con i riflessi della luce sull’acqua per creare gli spiriti che parlano con la protagonista.
Si tratta di un’opera che restituisce e regala nuova vita alla vittima, invece di ridurla al fatto di cronaca per impressionare gli spettatori. La scelta di costruire un personaggio molto diverso da quello del ragazzo ucciso, cambiando persino il nome, rende ancor più evidente l’idea personale e spirituale della regista: in fondo è solo una vita come un’altra. Un po’ come noi spettatori, che viviamo con i personaggi le loro vite, arricchendo la nostra coscienza fino a sentire, come Josephine, l'impulso di tornare lì con il pensiero, per cercare un po' di conforto.
Si tratta di un’opera che restituisce e regala nuova vita alla vittima, invece di ridurla al fatto di cronaca per impressionare gli spettatori. La scelta di costruire un personaggio molto diverso da quello del ragazzo ucciso, cambiando persino il nome, rende ancor più evidente l’idea personale e spirituale della regista: in fondo è solo una vita come un’altra. Un po’ come noi spettatori, che viviamo con i personaggi le loro vite, arricchendo la nostra coscienza fino a sentire, come Josephine, l'impulso di tornare lì con il pensiero, per cercare un po' di conforto.
Di Roberta Bellia
11/09/2026