BUGONIA - CREDERE NEGLI ALIENI È NORMALE - SPECIALE VENEZIA 82
La Terra potrebbe essere piatta, gli alieni potrebbero esistere, le case farmaceutiche potrebbero eseguire esperimenti sugli esseri umani, le api potrebbero essere state avvelenate dalle grandi multinazionali.
In Bugonia tutto potrebbe essere, la verità non esiste perché tutto è confutabile e inconfutabile nello stesso momento, il mondo di Lanthimos (che poi ovviamente è il nostro) è caotico, grottesco e l’assurdo e il plausibile coesistono perfettamente.
Era il 2003 quando uscì Save The Green Planet! da cui Lanthimos trae la sua opera. Presentato alla 82esima edizione del Festival del Cinema di Venezia Bugonia inizia con un taglio che potrebbe sembrare quasi realistico: un rapimento rocambolesco e goffo da parte di due cugini Teddy e Don (Jesse Plemons e Aidan Delbis). I due sono convinti che la radice di ogni male che ha segnato le loro vite — e che presto si abbatterà sull’intera umanità — sia Michelle (Emma Stone), una potente CEO di una multinazionale.
Il senso di realismo e plausibilità, però, svanisce rapidamente, cedendo il passo a un film che esplode in improvvise folate orchestrali, in corpi umani feriti, sanguinanti o dipinti al punto da sembrare alieni, in menti che si smarriscono nel proprio disagio. La realtà si piega fino a diventare assurdo, sospinta dalla potenza del cinema: capace di farci credere a tutto, persino che la Terra sia piatta.
In Bugonia tutto potrebbe essere, la verità non esiste perché tutto è confutabile e inconfutabile nello stesso momento, il mondo di Lanthimos (che poi ovviamente è il nostro) è caotico, grottesco e l’assurdo e il plausibile coesistono perfettamente.
Era il 2003 quando uscì Save The Green Planet! da cui Lanthimos trae la sua opera. Presentato alla 82esima edizione del Festival del Cinema di Venezia Bugonia inizia con un taglio che potrebbe sembrare quasi realistico: un rapimento rocambolesco e goffo da parte di due cugini Teddy e Don (Jesse Plemons e Aidan Delbis). I due sono convinti che la radice di ogni male che ha segnato le loro vite — e che presto si abbatterà sull’intera umanità — sia Michelle (Emma Stone), una potente CEO di una multinazionale.
Il senso di realismo e plausibilità, però, svanisce rapidamente, cedendo il passo a un film che esplode in improvvise folate orchestrali, in corpi umani feriti, sanguinanti o dipinti al punto da sembrare alieni, in menti che si smarriscono nel proprio disagio. La realtà si piega fino a diventare assurdo, sospinta dalla potenza del cinema: capace di farci credere a tutto, persino che la Terra sia piatta.
Per Lanthimos, in fondo, non siamo così diversi da Teddy e Don. Viviamo in una società organizzata come un alveare: fatta di api operaie e poche regine a capo di multinazionali. Dentro una vita monotona e deludente, l’unica via di fuga sembra essere quella di credere nelle storie — che provengano da un film o da un blog complottista poco importa — Siamo tutti dipendenti dai racconti che ci hanno plasmato, e che siano realtà o finzione, a nessuno interessa davvero purché si creda in qualcosa.
In questo senso Bugonia richiama l’eco di Dogtooth, con la sua caverna platonica fatta di ombre e illusioni, e al tempo stesso risuona con il grottesco moderno di Kinds of Kindness, dove ancora una volta tutto ruotava attorno all’atto di credere: nel lavoro, nella famiglia, nella religione. Bugonia diventa così un bilancio perfetto tra questi mondi, una satira caotica e tremendamente divertente in cui alla fine tutto è possibile e nulla ha più significato (il denaro il potere e tanto meno la vita stessa).
In un caos logico e coerente con l’andamento della società ormai frammentata in preda alla psicosi collettiva, forse credere negli alieni è la cosa più naturale e meno assurda che ci possa capitare.
In questo senso Bugonia richiama l’eco di Dogtooth, con la sua caverna platonica fatta di ombre e illusioni, e al tempo stesso risuona con il grottesco moderno di Kinds of Kindness, dove ancora una volta tutto ruotava attorno all’atto di credere: nel lavoro, nella famiglia, nella religione. Bugonia diventa così un bilancio perfetto tra questi mondi, una satira caotica e tremendamente divertente in cui alla fine tutto è possibile e nulla ha più significato (il denaro il potere e tanto meno la vita stessa).
In un caos logico e coerente con l’andamento della società ormai frammentata in preda alla psicosi collettiva, forse credere negli alieni è la cosa più naturale e meno assurda che ci possa capitare.
Di Simona Rurale
29/08/2025