BUNKER

RECENSIONE

BUNKER - FLORIAN ZELLER CHIUDE LO SPETTATORE NEL SUO FILM - SPECIALE VENEZIA 83

Il terzo lungometraggio diretto dal regista e drammaturgo francese Florian Zeller — in concorso a Venezia 83 — è una parabola sulle relazioni, sentimentali e di classe, in cui il regista programma ogni passaggio del suo film per indirizzarne l’interpretazione, intrappolando all’interno del bunker cinematografico lo spettatore, impossibilitato a muoversi in un campo d’azione così limitato.

Miguel (Javier Bardem), architetto di fama internazionale, e Sofia (Penélope Cruz), curatrice editoriale, si sono trasferiti insieme alle loro figlie da Madrid a Londra per assecondare le ambizioni lavorative di Miguel. Quando un ricco magnate del mondo dell’hi-tech propone all’architetto un contratto faraonico per la costruzione di un bunker sotterraneo, l’equilibrio della coppia viene messo fortemente in discussione.
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​Finestre che vengono costruite, porte che si chiudono e bunker per sopravvivere — da soli — in caso di fine del mondo (o di rivoluzione sociale), i temi messi in campo da Zeller vengono rappresentati attraverso facili associazioni metaforiche forzate fino a diventare estremamente artificiose. Su tutte quella che fa partire la linea narrativa tra Miguel e il suo vicino di casa interpretato da Stephen Graham, intenzionato a costruire una finestra che dà sul giardino della villa dei suoi più abbienti vicini, suscitando il fastidio di Miguel. Finestra fisica — che sarà fondamentale per un risvolto narrativo piuttosto impacciato — ma soprattutto metaforica, simbolo dell’apertura verso il prossimo.

Bunker strizza l’occhiolino sullo spettatore, facendolo entrare da subito all’interno del film con una sequenza comica facilmente apprezzabile, quella della galleria d’arte, in cui dei quadri concettuali vengono sbeffeggiati dalla coppia. È un momento che non avrà nessun ruolo fondamentale all’interno dell’economia del film, finalizzato soltanto a catturare la simpatia di chi guarda, fingendo di metterlo allo stesso piano dei propri protagonisti. Una volta catturato all’interno del film, lo spettatore difficilmente può muoversi, allargando lo sguardo interpretativo.
Di Saverio Lunare
10/09/2026