CLAYFACE

RECENSIONE

CLAYFACE - IL BODY HORROR INCOMPIUTO DEL DCU

Primo cinecomic horror del nuovo DC Universe, Clayface segue la storia di Matt Hagen, attore emergente che, dopo essere stato sfigurato da un gangster e aver perso la sua reputazione a Hollywood, decide di sottoporsi a un trattamento sperimentale che finisce per deformare il suo corpo.

La storia tragica del personaggio è tratta da Feat of Clay, doppio episodio della serie degli anni Novanta Batman: The Animated Series. L'opera originale — caposaldo per ogni fan del Cavaliere Oscuro — è amata soprattutto per la cura nella costruzione della storia e delle motivazioni dei villain, arrivando persino a influenzare la scrittura dei personaggi nei fumetti successivi e incidendo profondamente sull'immaginario dei fan. L'operazione Clayface decontestualizza questa profondità del personaggio per inserirla in un'opera visivamente gore e body horror, togliendo del tutto la presenza di Batman e rivolgendosi a un target più adulto.


Un'operazione che ricorda quella di Joker (2019) di Todd Phillips, che ha utilizzato un personaggio profondamente radicato nella cultura pop per dar visibilità a una storia ibrida che guarda a modelli narrativi esterni al mondo dei cinecomic, come Taxi Driver (1976) e Re per una notte (1982). La differenza è che Clayface nasce direttamente da un prodotto supereroistico ed è realizzato in primis per il pubblico di fan, prestando però attenzione particolare anche agli spettatori che non hanno bisogno di conoscere il personaggio per godersi il film: il giusto bilanciamento che dovrebbe avere ogni cinecomic. Inoltre, Clayface è un villain quasi sconosciuto al pubblico di massa poiché, al contrario di Joker, ormai diventato un marchio al pari di Batman, non era mai apparso prima sul grande schermo. 

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Ma ciò che non arriva è proprio quella profondità promessa dall'adattamento della serie e che ci aveva fatto innamorare di Clayface. Il problema del film non è la mancata fedeltà alla storia originale, ma un ritmo così veloce da non permettere di esplorare adeguatamente il lato emotivo del protagonista, la sua storia — che rimane solo accennata — e i legami che stringe: un difetto inaccettabile, considerando che il suo corpo si deforma in base alle emozioni che prova.


Nella serie, Matt Hagen perde la ragione perché, a causa degli effetti collaterali di un cosmetico da cui è dipendente, non si sente più un uomo, ma un mostro che ha perso il suo volto caratteristico, diventando una massa anonima. Nel film, Matt perde il lavoro a causa della sua reputazione rovinata più che per il suo aspetto compromesso: uno spunto interessante, che però non viene approfondito, così come la metafora dell’attore che reprime se stesso e le proprie emozioni per fingere di essere qualcun altro.


Oltre Matt, tutti i personaggi secondari sono scritti in maniera piatta e stereotipata, e non risulta convincente neanche la storia d'amore che porta banalmente il protagonista all’ossessione. Inoltre, i temi più profondi introdotti dal film vengono sacrificati e lasciati in superficie, per dare spazio agli effetti visivi che, per quanto siano realizzati bene grazie a un ibrido tra componenti artigianali e digitali, non bastano a salvare l’opera.


Clayface rimane un esperimento interessante più nelle sue premesse che nella sua resa, poiché non rispetta le alte aspettative generate anche dal team creativo capitanato da Matt Reeves e James Gunn, che vanta — tra gli altri — il regista James Watkins (Speak No Evil), lo sceneggiatore Hossein Amini (Drive) e lo scenografo James Price (Povere creature!).


Un film che vuole aggiungere tanti elementi ma che, come il suo protagonista, non riesce a tenere insieme tutte le sue facce.

Di Roberta Bellia

25/10/2026