DAU

RECENSIONE

DAU - LA PERDITA DELL'ETICA E DELLA MORALE NELL'EPOpea NOVECENTESCA SUL CREATORE DELL'ATOMICA SOVIETICA - SPECIALE VENEZIA 83

​Il progetto DAU del regista Ilya Khrzhanovsky — tra esperimento sociale, set cinematografico e installazione artistica — è stato uno dei progetti più ambiziosi che il cinema europeo ha ideato negli ultimi vent’anni.

Per ricostruire un istituto di ricerca fedele ai tempi dell’URSS, Khrzhanovsky ha messo in piedi un reale centro funzionante, con oltre 300 comparse al suo interno stipendiate giornalmente per comportarsi come se fossero nell’Unione Sovietica di fine anni ‘20, ognuno con un ruolo predefinito in base al compito che svolgevano nella vita reale e ovviamente sotto lo sguardo delle macchine da presa. Nel 2020 sono usciti tredici film appartenenti al progetto DAU; alla 83a Mostra internazionale del cinema di Venezia è stato presentato in concorso la pellicola conclusiva, biografia della vita del fisico Lev Landau (Teodor Currentzis), collaboratore nella creazione della bomba atomica sovietica.
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​DAU attraversa quarant’anni di vita del fisico e dell’Unione Sovietica — dal 1928, fino alla sua morte nel 1968 — per raccontare come il regime totalitario abbia influenzato, oppresso e direzionato la genialità di Landau, mettendo progressivamente da parte l’etica e la morale per costruire armi di distruzione. La perdita etico/morale si riversa anche nella sua relazione coniugale, focus su cui si sofferma (troppo) la seconda parte del film, che trasforma la visionarietà della prima metà in qualcosa di più leggibile, fino a una maestosa sequenza finale che riprende quel tipo di impostazione visiva sperimentale, concludendo il progetto con una distopica modificazione del corpo umano ai fini di distruzione, una sorta di bomba atomica umana priva di etica.

Gli strumenti dell’arte russa prendono fuoco in una delle sequenze più impattanti del film; un pianoforte, una macchina da scrivere, un’opera d’arte scultorea vengono bruciate dall’oppressione dittatoriale, e guardando DAU non può non venirci in mente quanto grande cinema ci stiamo perdendo da quando Vladimir Putin ha attaccato l’Ucraina, con il blocco della distribuzione nel nostro paese dei film russi se non di registi dissidenti. Tra le tante cose orribili che ha fatto, c’è anche l’averci negato la fruizione dell’arte di uno dei paesi che da sempre ha dato natali a grande creatori e artisti. Anche di questo parla il macro progetto DAU.
Di Saverio Lunare
10/09/2026