ESSI VIVONO
RASSEGNA BUIO
ESSI VIVONO - QUANDO JOHN CARPENTER CI SVEGLIÒ CON UN PAIO DI OCCHIALI DA SOLE - SPECIALE BUIO 5
Il restauro in 4K di Essi vivono è stato il secondo appuntamento con la quinta edizione della rassegna Buio che porta ogni lunedì nel cuore di Bologna, al cinema Europa, l’orrore in tutte le sue forme. E l’orrore nel cinema di John Carpenter è da sempre connesso con la società, con chi detta le leggi e chi impone il controllo, anche nei suoi film non strettamente legati al genere horror, come il suo secondo lungometraggio Distretto 13 e come in un capolavoro che possiamo rivedere in sala dal 12 al 14 ottobre.
1988, agli sgoccioli del secondo mandato di Ronald Reagan come presidente degli USA e del premierato di Margaret Thatcher in Gran Bretagna, John Carpenter realizza uno dei film più significativi sull’edonismo capitalista, sul consumo e sull’opporsi all’egemonia imposta. E non è un caso che l’attore protagonista scelto da Carpenter rappresenti uno dei simboli di quel tipo di società statunitense: il wrestler Roddy Piper, realizzando il miglior film di sempre con una star del pro-wrestling come protagonista.
Tra occhiali da sole come dispositivo per scoprire e osservare la realtà, la necessità di impugnare le armi e combattere per ribellarsi e scazzottarsi con chi non ne vuole sapere di aprire gli occhi. In Essi vivono il genere diventa il tramite per parlare di noi, ed è — come sempre — il più grande cinema sociale che si possa fare, quello capace di essere trasversale, di raggiungere il pubblico senza autoreferenzialità. Il centro nevralgico di controllo della società da parte degli alieni di Essi vivono è un canale televisivo, il mezzo di comunicazione di massa che è maggiormente entrato nella vita quotidiana dei cittadini dal secondo dopoguerra in poi — adesso sostituito dai social network — ed è attraverso la distruzione di un’antenna televisiva che il nostro protagonista può rivelare la vera natura degli extra-terrestri. Ed è proprio in una trasmissione televisiva che un critico cinematografico, poco prima che la sua reale forma venga svelata, inveisce contro registi come Carpenter stesso e George A. Romero, i due simboli del cinema politico di genere del cinema americano, i due registi a cui va fatta la lotta se si vuole continuare a imporre i propri diktat sociali, i due registi che più di tutti possono smuovere qualcosa nella coscienza politica dello spettatore.
Di Saverio Lunare
13/10/2026