la cittÀ dei vivi
LA CITTÀ DEI VIVI - LA VITA PRIMA DELLA CRONACA E LA NON TEORIA SUL CASO
La libera trasposizione cinematografica del romanzo di Nicola Lagioia edito nel 2020 riguardante la ricostruzione, attraverso interviste e documenti, dell’omicidio di Luca Varani a Roma nel 2016, è un film che racconta il prima e il dopo dell’evento di cronaca nera, soffermandosi sulla vita e sui rapporti privati di Luca (Emanuele Maria Di Stefano), sui suoi sentimenti e sulla sua esistenza da poco più di ventenne ancora alla ricerca di una direzione. Ma non fa altro, non teorizza su nessun elemento sociale e sembra non avere (e non voler avere) nessuna posizione riguardante gli avvenimenti.
Edoardo Gabbriellini dirige il film con un’ottima mano, riesce a fare bene ciò che vuole fare: raccontare la quotidianità di un ragazzo mettendo in scena sentimenti credibili, aiutato dalle buone interpretazioni attoriali (soprattutto di Gaia Merlonghi nel ruolo di Marta Gaia, la fidanzata di Luca) e creando un’atmosfera che riesce a restituire la malinconica sensazione di una vita spezzata con crudele insensatezza. I dubbi che possono maturare riguardano proprio l’obiettivo che c’è dietro l’operazione, se è il modo eticamente corretto per poter raccontare questo tipo di storie e se la scelta di non aver nessuna teoria è la migliore per affrontare, all’interno di un film, il caso.
Una cosa fondamentale, che rende onore alla pellicola, è che all’interno di un panorama contemporaneo di narrazioni che sfiorano il morboso, soffermandosi sempre di più sugli assassini, rendendoli glamour e affascinanti (basti pensare alle varie modalità di racconto dentro i podcast true crime, o alle operazioni televisive di Ryan Murphy con Monster), il film di Gabbriellini si impegna a raccontare soltanto la vittima, rendendola assoluta protagonista anche nelle sue decisioni sbagliate, nei suoi comportamenti puramente giovanili da persona imperfetta ma reale.
La città dei vivi si inserisce in una tendenza del cinema italiano che sta raccontando eventi di cronaca nera — anche molto recenti come fatto da Vincenzo Alfieri con 40 secondi e da Paola Randi con Se domani non torno, in sala da novembre — con un respiro cinematografico, non spettacolarizzando ma cercando comunque l’empatia dello spettatore attraverso il linguaggio del cinema.
Di Saverio Lunare
27/09/2026