L'ESTRANEA
RECENSIONE
L'ESTRANEA - l'apparenza e il controllo nell'orrorE familiare di paolo strippoli
La valle dei sorrisi, presentato fuori concorso a Venezia nel 2025, è stato un passo in avanti significativo all’interno della carriera di Paolo Strippoli. Dopo A Classic Horror Story, la co-regia per Netflix con Roberto De Feo e Piove, la sua prima regia in solitaria, con La valle dei sorrisi è riuscito a crescere come regista, delineando una direzione produttiva in cui il nostro cinema deve necessariamente lavorare.
La nuova pellicola del regista pugliese, per la prima volta in concorso a Venezia, è un altro mattoncino inserito all’interno di un muro più grande, questa volta con la co-produzione di Rai Cinema, Propaganda e Dinamo Film. All’interno di un dramma familiare che attraversa oltre venticinque anni — dal 1999 a oggi — Strippoli inserisce l’orrore — apparentemente portato da un elemento soprannaturale impersonificato dal personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, una sconosciuta che mette la protagonista interpretata da Jasmine Trinca, madre e moglie di una famiglia borghese, di fronte a delle scelte che riguardano la vita di chi le sta vicino: i suoi figli e suo marito — ma in realtà la gestione dell’elemento orrorifico riguarda la psiche umana, i suoi dilemmi e soprattutto cosa si è disposti a fare pur di apparire, controllare e centralizzare gli avvenimenti della propria vita, entrando in una spirale da cui è impossibile uscire.
La nuova pellicola del regista pugliese, per la prima volta in concorso a Venezia, è un altro mattoncino inserito all’interno di un muro più grande, questa volta con la co-produzione di Rai Cinema, Propaganda e Dinamo Film. All’interno di un dramma familiare che attraversa oltre venticinque anni — dal 1999 a oggi — Strippoli inserisce l’orrore — apparentemente portato da un elemento soprannaturale impersonificato dal personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, una sconosciuta che mette la protagonista interpretata da Jasmine Trinca, madre e moglie di una famiglia borghese, di fronte a delle scelte che riguardano la vita di chi le sta vicino: i suoi figli e suo marito — ma in realtà la gestione dell’elemento orrorifico riguarda la psiche umana, i suoi dilemmi e soprattutto cosa si è disposti a fare pur di apparire, controllare e centralizzare gli avvenimenti della propria vita, entrando in una spirale da cui è impossibile uscire.
Nella struttura a capitoli e attraverso una narrazione a flashback, il regista riesce con talento a catturare le sensazioni dell’epoca di riferimento. Il racconto inizia a Bari del 1999, nove anni dopo la costruzione dello stadio San Nicola, in una fase di cambiamento economico, in cui l’opinione della gente sullo status altrui viene prima di ogni altra cosa. “Cosa penserà la gente?” è la domande che accompagna spesso le scelte di Anna (Jasmine Trinca), terrorizzata dalla perdita del controllo, impresso nella vita di sua figlia (interpretata da adulta da Romana Maggiora Vergano) attraverso la proiezione del suo sogno sfuggito: la carriera da attrice. Sette anni più tardi, nel 2006, durante i festeggiamenti e l’euforia per la finale dei mondiali in Germania, Anna resta intrappolata all’interno della sua auto in uno dei momenti più tragici del film, in un contrasto tra ciò che sta avvenendo fuori e quello che sta accadendo dentro (il veicolo e in Anna), con una messa in scena dalla forte personalità visiva. I momenti che scandiscono la vita della famiglia Colonna hanno un rapporto molto forte con il paese e con i suoi cambiamenti.
Al di là dei difetti, della possibilità di poter migliorare, crescere e raffinare alcune scelte narrative e stilistiche, questo è cinema che va applaudito, soprattutto produttivamente, nella speranza che si possa creare un sistema e che altri registi come Paolo Strippoli possano muoversi nel (e nei) generi, senza troppi compromessi.
Al di là dei difetti, della possibilità di poter migliorare, crescere e raffinare alcune scelte narrative e stilistiche, questo è cinema che va applaudito, soprattutto produttivamente, nella speranza che si possa creare un sistema e che altri registi come Paolo Strippoli possano muoversi nel (e nei) generi, senza troppi compromessi.
Di Saverio Lunare
08/09/2026