LOOK BACK
RECENSIONE
LOOK BACK - CON FUJIMOTO, KORE'EDA È TORNATO SUBITO A ESSERE KORE'EDA - SPECIALE VENEZIA 83
Non capita spesso che un regista realizzi due film in un anno. L’instancabile Hirokazu Kore’eda bissa la presenza nel concorso di un grande festival. Dopo aver presentato il poco apprezzato Sheep in the Box — nelle sale italiane dal 27 agosto — nell’ultima edizione del festival del cinema di Cannes, arriva in concorso a Venezia 83 con Look Back, trasposizione dell’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto, già trasposto nell’anime di Kiyotaka Oshiyama nel 2024.
Con Look Back, il regista nipponico torna a fare ciò che lo ha portato a essere uno dei più grandi registi della contemporaneità: far sembrare le cose cinematograficamente complesse — come ad esempio raccontare i sentimenti e gli stati d’animo di personaggi in varie fasi della loro vita — semplicissime nella loro naturalezza.
Lo fa mettendo in scena la storia di Fujino (Natsuki Deguchi) e Kyomoto (Aju Makita) e del loro sogno comune che le porterà a incrociare le loro esistenze: quello di diventare mangaka. Le scelta della vita le porteranno a separarsi, per poi reincontrarsi attraverso l’immaginazione dopo un tragico evento.
Con Look Back, il regista nipponico torna a fare ciò che lo ha portato a essere uno dei più grandi registi della contemporaneità: far sembrare le cose cinematograficamente complesse — come ad esempio raccontare i sentimenti e gli stati d’animo di personaggi in varie fasi della loro vita — semplicissime nella loro naturalezza.
Lo fa mettendo in scena la storia di Fujino (Natsuki Deguchi) e Kyomoto (Aju Makita) e del loro sogno comune che le porterà a incrociare le loro esistenze: quello di diventare mangaka. Le scelta della vita le porteranno a separarsi, per poi reincontrarsi attraverso l’immaginazione dopo un tragico evento.
Hirokazu Kore’eda, folgorato dal manga di Fujimoto, realizza un omaggio all’arte del fumetto giapponese e alla sua potenza evocativa, con un romantico rispetto nei confronti dell’opera originale, vedendo (e riconoscendo) nel lavoro di un altro una possibilità di espressione personale.
In Look Back il suo cinema — quello migliore — si percepisce in ogni scelta di messa in scena, in ogni composizione visiva, in tutte le sensazioni trasmesse dalle sue protagoniste e soprattutto nel suo tocco delicato, senza avere mai la mano pesante nel tratteggiare le emozioni e nel creare connessione empatica con lo spettatore.
Sheep in the Box è stato un passo falso di un regista che ne ha commessi raramente; con la trasposizione cinematografica di Look Back si è immediatamente rimesso nella carreggiata giusta, quella a cui ci ha abituato, quella del grande cinema.
In Look Back il suo cinema — quello migliore — si percepisce in ogni scelta di messa in scena, in ogni composizione visiva, in tutte le sensazioni trasmesse dalle sue protagoniste e soprattutto nel suo tocco delicato, senza avere mai la mano pesante nel tratteggiare le emozioni e nel creare connessione empatica con lo spettatore.
Sheep in the Box è stato un passo falso di un regista che ne ha commessi raramente; con la trasposizione cinematografica di Look Back si è immediatamente rimesso nella carreggiata giusta, quella a cui ci ha abituato, quella del grande cinema.
Di Saverio Lunare
08/09/2026