NAZA

RECENSIONE

NAZA - SUI TETTI DI TEL AVIV LE TESTIMONIANZE DELL'AUTOMATISMO GENOCIDA - SPECIALE VENEZIA 83

​A circa 60 km dai grattacieli e dal traffico di Tel Aviv, c’è Gaza, rasa al suolo dal genocidio perpetrato dall’esercito israeliano. Parte della forza del documentario prodotto dal The Guardian e diretto dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor (due dei quattro registi che hanno realizzato No Other Land) è nella sua natura clandestina. I tetti di Tel Aviv come set; la macchina da presa che osserva le finestre delle abitazioni israeliane, con le persone al sicuro immerse nel calore casalino; il buio della notte che censura i volti degli intervistati: soldati o ex soldati dell’IDF che rivelano i sistemi di uccisione di massa utilizzati da Israele nel genocidio del popolo palestinese.

L’impostazione visiva del film accompagna le terrificanti testimonianze che passano dalla trasformazione da individuo a macchina al dubbio di chi si domanda se il suo male è così differente da quello perpetrato da un nazista.

Le rivelazioni sull’utilizzo di intelligenza artificiale negli attacchi mirati — pubblicate dal The Guardian subito dopo le riprese del documentario — aumentano, se ce ne fosse bisogno, la disumanizzazione del genocidio, alimentato da un automatismo che sceglie dove e quando sganciare una bomba. In caso di Naza (nome utilizzato per definire le vittime civili, etichettate e raggruppate, dunque disumanizzate ancora una volta), gli intervistati parlano di semplice danno collaterale.
Foto
I registi ​Yuval Abraham e Rachel Szor 
​Come sono cambiate le modalità di genocidio rispetto al passato? E come cambieranno in futuro (se ne avremo uno)? Un pulsante viene spinto e i problemi morali evitati dietro lo scudo del tecnicismo, del lavoro manuale che non può porsi il dubbio etico (o semplicemente umano), ma che deve agire e basta, automatico quanto un’intelligenza artificiale che decide chi colpire.
​
La disumanizzazione e il terrificante automatismo del genocidio viene raccontato nel documentario in concorso a Venezia, girato nella notte trafficata, viva e illuminata dalle luci dei grattacieli della città israeliana, poco più in là da dove non c’è più nulla.
Di Saverio Lunare
11/09/2026