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ODISSEA - LA RILETTURA EPICA DI CHRISTOPHER NOLAN È PRIVA DI DESIDERIO

RECENSIONE

ODISSEA - LA RILETTURA EPICA DI CHRISTOPHER NOLAN ​È PRIVA DI DESIDERIO

​Tre anni dopo il successo di Oppenheimer — che è valso a Christopher Nolan il premio Oscar tanto inseguito per gran parte della sua carriera — il regista britannico torna sul grande schermo con uno dei progetti più ambiziosi della sua filmografia. Adattare il racconto per eccellenza, quello alla base della costruzione delle narrazioni occidentali: l’Odissea di Omero.
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​Il viaggio di Ulisse (Matt Damon) passa in secondo piano, l’epica contemporanea che vuole portare in scena Nolan si concentra sui dubbi e sulle contraddizioni umane. Così come il suo Oppenheimer — che non a caso si apriva con una didascalia con protagonista Prometeo — era un uomo che aveva rubato qualcosa agli dei (la possibilità di costruire la morte) e che nel mentre era attanagliato dalla sua psicologia, anche Ulisse — privo della brillantezza, dell’ingegno e della scaltrezza omerica — diventa simbolo del dubbio, del pentimento per mani che si sono sporcate di sangue (che non abbiamo mai visto) e per ciò che lascerà in eredità alle civiltà future, esattamente come il mondo che esplode nel finale di Oppenheimer.

Nolan fa indubbiamente suo il poema omerico, connettendolo al cinema contemporaneo che, piaccia o non piaccia, è stato influenzato in gran parte dal suo modo di fare cinema. E dato che oggi la messa in scena del desiderio è sempre più rara, soprattutto nel cinema statunitense (tendenza settata anche dalla sessuofobia fieramente nolaniana) anche la sua Odissea coerentemente si adatta, diventando epica senza sesso e sangue. Vengono annunciati liquidi corporali, stupri, sofferenze, tentazioni, passioni, e ovviamente — nel cinema di Nolan, in cui la carne non è carne e il corpo non è corpo — non c’è nulla di tutto questo. Soprattutto manca il senso del fantastico (da non confondere con la spettacolarizzazione); manca l’amore nei confronti della magia, delle creature e del loro significato. Esemplificativo è l’utilizzo che il regista fa di Polifemo, Scilla e Cariddi e delle sirene (vietato mettere in scena davvero chi dovrebbe rappresentare la sensualità e la tentazione), creature che smettono di essere tali, che diventano solo elementi. I primi semplicemente mostrificati, ma senza nessun desiderio di una rappresentazione visiva che possa davvero restituire terrore, anima, significato divino della loro mostruosità; le seconde direttamente evitate, offuscate dal fumo.

Ci prova con la sequenza di Circe, in cui i soldati vengono trasformati in maiali, ma anche lì vengono alla luce tutte le limitatezze nella rappresentazione corporale del suo cinema, con la fame che non sembra davvero fame e con il cibo che non sembra davvero cibo. Paradossale per un regista che è tanto impegnato nella salvaguardia del cinema come materia, della pellicola, dei formati e dell’esperienza in sala.
Foto
Le polemiche sulle scelte di cast che hanno accompagnato i giorni precedenti all’uscita del film si sono concentrate sulle etnie delle attrici e degli attori, ma Lupita Nyong’o (la più bersagliata) che interpreta Elena e Clitemnestra, nei circa cinque minuti di screen time che possiede, è tra le interpretazioni più credibili, insieme a quella del sempre bravo Robert Pattinson; a differenza di quasi tutti gli attori lindi e puliti, ma bianchi, che fanno parte del film. Dalla Penelope priva di carnalità di Anne Hathaway (che perde il confronto con Juliette Binoche nel modesto Itaca - Il ritorno di Uberto Pasolini) alla Calipso di Charlize Theron mai realmente ammaliante, passando per Tom Holland e il suo limitato carisma attoriale. L’Atena di Zendaya viene umanizzata coerentemente con l’idea concettuale di Nolan: uomini al centro, nessun rapporto reale con le divinità e con le loro ripercussioni, e dunque appare come vittima; come ancora una volta un simbolo del dubbio umano nei confronti delle proprie azioni.

L’Odissea di Christopher Nolan è un film profondamente ateo, ed è questo l’elemento più affascinante della sua rilettura; ma in un film epico non si può sorvolare sulla limitatezza e il disinteresse nel mettere in scena i corpi, la carne, il sangue, il fantastico e soprattutto il desiderio.
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Di Saverio Lunare
18/07/2026

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