RAGIONE E SENTIMENTO

RECENSIONE

RAGIONE E SENTIMENTO - CON L'ORLO SPORCO DI FANGO

Entrare in sala in un piovoso venerdì sera di fine ottobre, con l’orlo dei jeans sporco di fango — come spesso doveva essere quello delle gonne delle protagoniste dei romanzi di Jane Austen — per ritrovarsi, tre secoli più tardi e nel centro di una città, a guardare un adattamento di Ragione e sentimento profondamente contemporaneo, nonostante la ricostruzione del periodo fine-settecentesco e l’ambientazione prevalentemente rurale.


È soprattutto nelle scelte estetiche e narrative originali che emerge la personalità del film di Georgia Oakley, chiamata a confrontarsi non soltanto con un classico della letteratura molto amato, ma anche con una tradizione cinematografica ormai consolidata e ingombrante. Basti pensare alla versione di Orgoglio e pregiudizio diretta da Joe Wright nel 2005, con cui Ragione e sentimento condivide i produttori, ma dal cui perfezionismo formale si discosta nettamente fin da subito. Nonostante questi precedenti e una filmografia ancora breve, la regista riesce a rileggere il romanzo attraverso una sensibilità che è davvero tutta sua.


La luce naturale conferisce agli esterni una qualità quasi impressionista, evidente nel momento in cui Marianne incontra per la prima volta, senza ancora saperlo, il colonnello Brandon. Tra le fronde degli alberi si insinuano fasci luminosi che, insieme alla corsa ininterrotta della ragazza e al cavallo che si impenna, danno vita a una delle immagini più toccanti e sensuali del film. Negli interni, invece, l’impiego di candele vere come principale fonte di illuminazione restituisce agli spazi più raccolti un senso di calore e vicinanza, mentre negli ambienti più ampi e affollati, come quello del ballo, rievoca lo splendore di eventi mondani che conservano oggi un fascino venato di decadenza. Ne risulta un mondo visivamente realistico, fatto di tonalità grigie e penombre che, lungi dal disturbare la visione, contribuiscono a definirne l’atmosfera grezza e palpabile.


Se la fotografia, valorizzata dalla scelta di girare prevalentemente in pellicola 35 mm, e la colonna sonora, che include canti popolari inglesi del XVIII secolo, sono forse gli aspetti estetici più d’impatto a una prima visione, anche gli altri reparti artistici partecipano alla costruzione di questo universo. Il trucco è ridotto al minimo e le acconciature, che alternano soluzioni più curate e capelli lasciati in disordine, rispecchiano le diverse indoli di Elinor e Marianne. I costumi, tinti con mezzi naturali e differenziati per forma e grado di usura a seconda che le protagoniste si trovino in campagna o in città, vengono scambiati tra le sorelle. Le scenografie privilegiano luoghi reali e il cottage stesso è stato ricavato da una vecchia stalla. I balli, tra ricostruzione storica e soluzioni più moderne, traducono in movimento gli stati d’animo dei personaggi. 

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Gli animali completano il quadro e assumono talvolta una funzione evocativa. È il caso della sequenza in cui Marianne, mentre vaga di notte per le brughiere sotto il temporale, si imbatte in una muta di mastini da caccia che emerge numerosa dalla nebbia e dall’oscurità: la loro apparizione dà alla scena una tensione da racconto gotico. In Ragione e sentimento la natura diventa così una sorta di terza protagonista, specialmente nella relazione quasi simbiotica con Marianne, le cui emozioni sembrano riflettersi negli eventi atmosferici. Ma offre riparo anche a Elinor, nei momenti in cui si concede di abbandonare il consueto contegno impostole dalle convenzioni sociali: quando gioca con Margaret a rincorrersi nel prato o quando, insieme a Edward, si apre a una nuova complicità mentre i due lanciano ciottoli sulla superficie del lago, con i fiori viola come il vestito di lei a fare da cornice.


Il discorso di genere e di classe riceve un’attenzione particolare da parte di Oakley, che lo sviluppa proprio attraverso Elinor. La maggiore delle Dashwood affronta con rassegnazione e dignità le conseguenze del testamento paterno, che privilegia il fratellastro lasciando lei, la madre e le sorelle in una condizione di precarietà. Per le donne dell’epoca, prive di una rendita e con poche possibilità di mantenersi autonomamente, il matrimonio rappresentava non soltanto una prospettiva sentimentale, ma una necessità per garantirsi sicurezza economica e stabilità sociale.


Eppure, quando l’amore c’era, non era sempre sufficiente a sottrarsi ai vincoli imposti da queste convenzioni: Elinor deve rinunciare alla prospettiva di una vita con Edward per rispetto dell’impegno matrimoniale che lui ha già preso con un’altra donna, il cui onore sarebbe compromesso da una rottura. Se le regole sociali condizionano così profondamente le possibilità di amare, è nel rapporto tra Elinor e Marianne che Ragione e sentimento individua una forma di affetto capace di andare oltre e resistere alle difficoltà.


Il loro legame attraversa il tempo e arriva allo spettatore odierno, commuovendo per l’autenticità con cui è scritto e rappresentato. Le sorelle si affacciano e si nascondono insieme alla finestra, si confidano le proprie impressioni prendendosi a cuscinate nel letto che condividono e si aspettano a vicenda dietro la porta quando Marianne è sconvolta dal tradimento di Willoughby o Elinor deve rinunciare a Edward. Discutono, cercano continuamente di chiarirsi e poi tornano subito a intendersi, senza che venga mai meno la profondità della loro connessione. I loro percorsi sentimentali sembrano infine rispecchiarsi e invertirsi: Marianne si confida con delicatezza con il colonnello Brandon, mentre Elinor rincorre Edward per le brughiere.


La maggiore delle Dashwood ora ha la gonna sporca di fango, proprio come la secondogenita all’inizio del film. La sala, insolitamente ma non sorprendentemente a prevalenza femminile, si sta svuotando. Restano le risate, i sospiri e quel tepore che si porta con sé anche fuori dal cinema, nell’autunno del 2026. 

Di Isabella Gautero

28/10/2026