ASTEROID CITY - speciale "Cannes moon amour"
Se in The French Dispact Wes Anderson ha voluto omaggiare un giornalismo retrò, vecchio stile, molto romantico, con alla base il modo in cui i pezzi vengono raccontati dagli editori, più che cosa effettivamente si stia raccontando. In Asteroid City, l’ultimo film del regista texano, è il teatro ad essere grande protagonista dell’opera, anche in questo caso un teatro che non esiste più, e ancora una volta, è più importante il come una storia viene raccontata, rispetto al cosa.
Augie Steenbeck (Jason Schwartzman) è un reporter di guerra che deve recarsi nella strana cittadina di Asteroid City perché suo figlio Woodrow (Jack Ryan) deve presentare il suo ultimo innovativo progetto scientifico e ritirare un premio. Woodrow non è l’unico a dover presentare la sua creazione, dunque Asteroid City si popola di giovani cervelloni accompagnati dai rispettivi genitori, come ad esempio, Dinah (Grace Edwards) e sua madre Midge Campbell (Scarlett Johansson) diva del cinema che presto interagirà con Augie e Woodrow.
Un evento assurdo però farà si che i giovani geni e i loro accompagnatori verranno messi in quarantena all’interno di Asteroid City, e qui i rapporti personali inizieranno a formarsi e a prendere sempre più piede.
Sin dalla prima scena ci viene detto che ciò che assisteremo è un’opera teatrale, scritta dallo sceneggiatore Conrad Earp (Edward Norton) e messa in scena dal regista Schubert Green (Adrian Brody). Dunque la narrazione degli avvenimenti di Asteroid City viene intervallata da processi di scrittura dell’opera e disguidi interni tra gli attori della pièce.
Wes Anderson diversifica i livelli narrativi del film a partire dalla fotografia, la realtà è in bianco e nero, con toni tipici del noir. La finzione, invece, vive di colori accesissimi, con l’arancione del deserto a fare da padrone.
Il regista, ancora una volta, deve gestire un cast enorme, con grandi nomi e fortissime presenze attoriali. Oltre i già citati Jason Schwartzman, Scarlett Johansson, Edward Norton e Adrian Brody, il cast comprende anche Maya Hawke (nel ruolo più riuscito dell’intero film, quello di June Douglas, una maestra che deve aver a che fare con bambini piuttosto creativi), e ancora: Tom Hanks, Jeffrey Wright, Tilda Swinton, Bryan Cranston, Liev Schreiber, Rupert Friend, Matt Dillon, Steve Carell, Willem Dafoe e Margot Robbie sono solo alcuni degli attori di Asteroid City.
Come fare ad integrare questa parata di stelle in un unico film? Wes Anderson, esattamente come in The French Dispact, crea più livelli. È evidente che per Anderson i caratteri dei suoi personaggi non sono fondamentali, perché il protagonista di Asteroid City non è Augie, non è Woodrow, non è nemmeno Midge, ma è il teatro. La creazione di Asteroid City è più importante di ciò che avviene all’interno di Asteroid City, avvenimenti che spesso nemmeno i protagonisti della pièce riescono a comprendere, come ad esempio il friggersi la mano su una piastra incandescente, senza nessuna apparente ragione.
Ma non sempre nel cinema di Wes Anderson, tutto questo funziona. Nel periodo più brillante del regista la coesione tra gli avvenimenti del film e la loro realizzazione era sempre ben intrecciata, basti pensare al suo capolavoro: Moonrise Kingdom (2012) in cui l’amore di due ragazzini era la cosa più importante, sia nella narrazione, sia nel modo in cui questo sentimento è stato mostrato.
In Asteroid City invece il come è più importante del cosa, sia all’interno della narrazione del film, con il teatro ad essere protagonista, sia nello stile del film stesso.
Di Saverio Lunare
Augie Steenbeck (Jason Schwartzman) è un reporter di guerra che deve recarsi nella strana cittadina di Asteroid City perché suo figlio Woodrow (Jack Ryan) deve presentare il suo ultimo innovativo progetto scientifico e ritirare un premio. Woodrow non è l’unico a dover presentare la sua creazione, dunque Asteroid City si popola di giovani cervelloni accompagnati dai rispettivi genitori, come ad esempio, Dinah (Grace Edwards) e sua madre Midge Campbell (Scarlett Johansson) diva del cinema che presto interagirà con Augie e Woodrow.
Un evento assurdo però farà si che i giovani geni e i loro accompagnatori verranno messi in quarantena all’interno di Asteroid City, e qui i rapporti personali inizieranno a formarsi e a prendere sempre più piede.
Sin dalla prima scena ci viene detto che ciò che assisteremo è un’opera teatrale, scritta dallo sceneggiatore Conrad Earp (Edward Norton) e messa in scena dal regista Schubert Green (Adrian Brody). Dunque la narrazione degli avvenimenti di Asteroid City viene intervallata da processi di scrittura dell’opera e disguidi interni tra gli attori della pièce.
Wes Anderson diversifica i livelli narrativi del film a partire dalla fotografia, la realtà è in bianco e nero, con toni tipici del noir. La finzione, invece, vive di colori accesissimi, con l’arancione del deserto a fare da padrone.
Il regista, ancora una volta, deve gestire un cast enorme, con grandi nomi e fortissime presenze attoriali. Oltre i già citati Jason Schwartzman, Scarlett Johansson, Edward Norton e Adrian Brody, il cast comprende anche Maya Hawke (nel ruolo più riuscito dell’intero film, quello di June Douglas, una maestra che deve aver a che fare con bambini piuttosto creativi), e ancora: Tom Hanks, Jeffrey Wright, Tilda Swinton, Bryan Cranston, Liev Schreiber, Rupert Friend, Matt Dillon, Steve Carell, Willem Dafoe e Margot Robbie sono solo alcuni degli attori di Asteroid City.
Come fare ad integrare questa parata di stelle in un unico film? Wes Anderson, esattamente come in The French Dispact, crea più livelli. È evidente che per Anderson i caratteri dei suoi personaggi non sono fondamentali, perché il protagonista di Asteroid City non è Augie, non è Woodrow, non è nemmeno Midge, ma è il teatro. La creazione di Asteroid City è più importante di ciò che avviene all’interno di Asteroid City, avvenimenti che spesso nemmeno i protagonisti della pièce riescono a comprendere, come ad esempio il friggersi la mano su una piastra incandescente, senza nessuna apparente ragione.
Ma non sempre nel cinema di Wes Anderson, tutto questo funziona. Nel periodo più brillante del regista la coesione tra gli avvenimenti del film e la loro realizzazione era sempre ben intrecciata, basti pensare al suo capolavoro: Moonrise Kingdom (2012) in cui l’amore di due ragazzini era la cosa più importante, sia nella narrazione, sia nel modo in cui questo sentimento è stato mostrato.
In Asteroid City invece il come è più importante del cosa, sia all’interno della narrazione del film, con il teatro ad essere protagonista, sia nello stile del film stesso.
Di Saverio Lunare