THE INVITE

RECENSIONE

THE INVITE - LA TERAPIA DI COPPIA IN UN MÉNAGE A QUATTRO

​In The Invite — il terzo lungometraggio diretto da Olivia Wilde — il sesso è purtroppo soltanto un pretesto per parlare di altro, non è il vero argomento, come non lo sono il piacere e il desiderio. Un ménage a quattro attoriale tra le coppie formate da Olivia Wilde-Seth Rogen e Penélope Cruz-Edward Norton e una serata per scoprire parti di sé e della propria relazione sentimentale; la prima coppia è in crisi dopo oltre dodici anni di relazione, la seconda è nel pieno del vigore amoroso.

Tratto dal film del regista spagnolo Cesc Gay Sentimental (2020) — a sua volta adattamento dell’opera teatrale Los vecinos de arriba — The Invite è un kammerspiel in cui l’ironia di una situazione apparentemente surreale si mescola con la terapia di coppia e con il ruolo che ha all’interno di una relazione il confrontarsi e capirsi. La sessualità è al servizio della presa di coscienza del proprio malessere relazionale, e il confronto tra il libertinaggio erotico di Piña (Penélope Cruz) e Hawk (Edward Norton) e lo stallo sessuale che provano da oltre un anno Angela (Olivia Wilde) e Joe (Seth Rogen) sembra essere una proiezione di sensazioni oppresse all’interno della coppia.
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​Olivia Wilde gestisce il kammerspiel con una regia funzionale, servendosi della chiusura domestica e mettendo in scena la casa come se fosse un quinto protagonista, un elemento fondamentale in cui la crisi di coppia si sta consumando lentamente nel corso dell’infelice quotidianità che stanno vivendo Joe e Angela (e che noi non vediamo, dato che viviamo soltanto una serata all’interno della loro relazione). Il soggetto di partenza — da cui è stato realizzato anche un film italiano, Vicini di casa (2022) di Paolo Costella — non rinnova le narrazioni sui sentimenti relazionali, e il peso del racconto già visto e di cose che sono già state dette si percepisce durante la visione del film ben diretto da Olivia Wilde.

All’interno del percorso registico dell’attrice The Invite è un ottimo modo per rimettersi in carreggiata dopo Don’t Worry Darling e le polemiche extra-filmiche che ne sono conseguite. Con la sua terza regia, Olivia Wilde, aiutata dal cast, torna a restituire quella sensazione di simpatia cinematografica data dal suo ottimo esordio La rivincita delle sfigate (2019). 
Di Saverio Lunare
20/09/2026