THE PLAGUE
RASSEGNA BUIO
THE PLAGUE - LA PESTE DELL'EMARGINAZIONE - SPECIALE BUIO 5
Con The Plague — proiettato nella quinta edizione della rassegna horror Buio di Bologna — il regista Charlie Polinger esordisce al lungometraggio con un film indipendente, co-prodotto dall’attore Joel Edgerton (presente nel film nel ruolo dell’istruttore soprannominato Daddy Wags). Il regista si è immediatamente fatto notare da A24 che produrrà e distribuirà il suo prossimo progetto: l’adattamento di The Masque of the Red Death di Edgar Allan Poe.
Nei primi anni 2000, Ben (Everett Blunck) — proveniente da Boston — frequenta un campo estivo di pallanuoto in cui le gerarchie sono ben delineate. Il branco di adolescenti, capitanati dal bulletto Jake (Kayo Martin) emargina e umilia Eli (Kenny Rasmussen), un ragazzo timido, apparentemente diverso dagli altri e affetto da escoriazioni cutanee. La voce messa in giro da Jake è che Eli sia contagiato dalla peste e che chiunque abbia un contatto con lui venga immediatamente infettato. Ben deve scegliere se adeguarsi al resto del branco o provare ad avere un rapporto empatico con Eli.
Charlie Polinger sceglie la pellicola 35 mm per il suo esordio, creando un film in cui l’orrore viene trattenuto nei primi piani e nei nervi tesi dei rapporti adolescenziali estremamente cinici, fatti di sopraffazioni fisiche e mentali, umiliazioni verbali e fazioni. Il microcosmo sociale che nasce all’interno del centro estivo — in cui il diverso viene emarginato e il nuovo arrivato è in conflitto emotivo — viene trasmesso da Polinger attraverso un sapiente utilizzo degli spazi, che cambiano a seconda della percezione mentale dei protagonisti, fondamentale nel momento di forte cambiamento, non solo corporale, che provano durante la pre-adolescenza.
I riferimenti alla prima parte di Full Metal Jacket sono evidenti, con tanto di deformazione militaresca dell’ambiente sportivo, non a caso si usa il termine veterani per i ragazzi che sono presenti da più tempo all’interno del centro; ma un altro grande punto di riferimento è Carrie di Stephen King e la sua trasposizione cinematografica diretta da Brian De Palma. Così come il ciclo mestruale in Carrie, anche qui le manifestazioni fisiche — un’erezione e una polluzione notturna — si trasformano in argomenti umilianti in cui il bullismo trova terreno fertile. La sensazione che l’orrore visivo possa esplodere da un momento all’altro è presente, ma la scelta di Polinger è quella di soffocarlo dentro micro-espressioni e disagi psicologici più che fisici (esclusa una sequenza con protagonista un dito), così come non esplode mai il body horror, elemento abbozzato in The Plague, ma volutamente limitato per privilegiare una paura trasmessa attraverso i comportamenti umani. In questo il film riesce a gestire l’archetipo — spesso terrificante nel cinema horror — della cattiveria adolescenziale.
La curiosità per i futuri lavori di Charlie Polinger è alta e la rassegna Buio si dimostra ancora una volta il luogo perfetto per poter vedere la nascita di nuovi talentuosi registi del genere.
Di Saverio Lunare
20/10/2026