THE SOCIAL - IL PREZZO DELLA VERITÀ
RECENSIONE
THE SOCIAL - IL PREZZO DELLA VERITÀ: IL CONTROCAMPO DI FACEBOOK E DEL SUO ALGORITMO
Sedici anni dopo, Aaron Sorkin torna a parlare di social network, e nello specifico del social network: quello che fu The Facebook e successivamente, su consiglio di Sean Parker, semplicemente Facebook. Ma questa volta non siamo più interessati alla formazione di un giovane futuro imprenditore che frequenta Harvard, alle sue difficoltà relazionali e alla sua latente (ma nemmeno troppo) misoginia che lo hanno spinto a creare uno strumento di connessione che lo trasformerà — forse inizialmente in maniera inconsapevole — in una delle persone più ricche e potenti del mondo; in The Social - Il prezzo della verità, il focus si sposta verso il naturale controcampo di Facebook: gli utenti e gli strumenti con cui il social li indirizza verso la polarizzazione e la radicalizzazione politica.
Il film, diretto oltre che scritto da Sorkin, non è — e non vuole essere — il sequel di The Social Network. Il punto di riferimento è il giornalismo pakuliano, con Tutti gli uomini del presidente come il più naturale dei predecessori, anche se molto meno centrato, ispirato e interessato a creare la tensione cospirazionista capace di capovolgere il film rendendolo un thriller. Quella di Sorkin è una pellicola dalla forma molto più semplice, in cui si ragiona sul ruolo che il giornalismo e soprattutto l’atto di esporsi ha e può avere oggi, anche quando l’editoria “classica” sembra essere superata. E così come con Carl Bernstein e Bob Woodward nel capolavoro di Pakula, anche qui tutto nasce da un incontro, da due caratteri opposti che si uniscono per fare ciò che è giusto.
2019, Frances Haugen (Mikey Madison), dipendente e ingegnera tecnologica nel reparto di integrità civica di Facebook, decide di rivelare alcune informazioni riguardanti l’azienda al giornalista Jeff Howitz (Jeremy Allen White) che sta scrivendo un articolo investigativo sul social network per il Wall Street Journal. La bolla d’odio costruita e alimentata attraverso alcuni degli strumenti di fidelizzazione di Facebook è pronta a esplodere attraverso uno degli eventi recenti che maggiormente hanno scombussolato la democrazia degli USA: l’assalto al Campidoglio del 2021.
Il Mark Zuckerberg interpretato da Jeremy Strong — rappresentato da Sorkin mentre sta facendo le prove per rispondere in diretta televisiva a possibili accuse, in una linea temporale che si svolge due anni dopo il primo incontro tra Frances e Jeff — a differenza di quello di Jesse Eisenberg, quasi non sembra più un essere umano; ma anche lui è diventato un dato algoritmico, in cui il pensiero è costruito per poter rispondere immediatamente e in maniera predefinita. The Social - Il prezzo della verità possiede anche gli stilemi del film da outsider, dove i “pesci piccoli” decidono di lottare contro “i pesci grossi” che si dichiarano, ufficiosamente, post-governativi.
L’iniziale complessa connessione tra Frances Haugen — che dichiara spesso di amare il proprio lavoro e Facebook, in quanto strumento capace di abbattere le barriere sociali — e Jeff Horwitz, che invece non riesce nemmeno a impostare la sede del Wall Street Journal sul proprio navigatore, è uno dei nuclei narrativi centrali del film di Sorkin, in cui i principi etici vengono messi al primo posto, al di là delle ideologie.
Se sappiamo che la penna dell’autore è quasi sempre garanzia di qualità (dimostrata anche questa volta), il regista deve fare il passo successivo nella gestione visiva e nella costruzione di immagini, mai troppo significative e sempre al servizio della sceneggiatura, escluse alcune affascinanti trovate come i fuorvianti outfit scelti da Frances nei suoi incontri con Jeff per camuffare lo scopo dei loro appuntamenti in caso qualcuno la vedesse. Registicamente si poteva fare qualcosa di più, ma The Social - Il prezzo della verità — appartenente a un cinema che esce sempre meno e che ha avuto la sua epoca di gloria anni fa — riesce a centrare i suoi obiettivi e a stimolare, con tesi più o meno semplici e già assodate, lo spettatore.
Di Saverio Lunare
09/10/2026