RITORNO A BUENOS AIRES

RECENSIONE

RITORNO A BUENOS AIRES - LA SINDROME DEL SOPRAVVISSUTO RIPERCORRENDO I PASSI NEL GARAGE OLIMPO - SPECIALE VENEZIA 83

​Diciotto anni dopo La terra degli uomini rossi - Birdwatchers —​ l’ultimo film di finzione diretto da Marco Bechis — il regista nato a Santiago, naturalizzato italiano, torna in concorso a Venezia e lo fa ripercorrendo i suoi passi, sia cinematografici che di vita vissuta. Ritorno a Buenos Aires significa tornare a Garage Olimpo, il film più celebre diretto da Bechis, ispirato dalla sua esperienza personale durante il periodo dittatoriale del generale Videla in Argentina, dove è stato sequestrato dalla polizia del regime e detenuto in un carcere clandestino.

Mariano (Adriano Giannini) viene chiamato a testimoniare nella capitale argentina nel processo contro gli ex militari che lo hanno sequestrato e portato a Garage Olimpo, dove è stato torturato insieme ad altri detenuti. Durante l’attesa per il processo Mariano convive con altri sopravvissuti e il suo passato tornerà a perseguitarlo.

Un’espiazione schraderiana del senso di colpa all’interno di un Paese che sta cercando di fare giustizia. Il titolo del film diventa esemplificativo per raccontare non soltanto un personaggio e la sua psicologia, ma anche il sentimento di rivalsa nei confronti di ciò che è stato da parte del popolo argentino. Affinché sia “Nunca más” Mariano deve tornare a Garage Olimpo, deve percorrere quei passi incatenati e deve accompagnare la figlia di una donna sequestrata che vomita dentro la prigione di sua madre, in quel piccolo segmento di spazio in cui è stata torturata.
Foto
Il ritorno non inteso come Nostos, ma come tornare nei luoghi del trauma, nei luoghi in cui la propria moralità è stata messa a repentaglio, in un equilibrio sottilissimo tra l’essere una vittima e trasformarsi in un carnefice, che passa dal privilegio di essere stato risparmiato alla sindrome del sopravvissuto. Sono tematiche simili a quelle portate in concorso da Shin’ya Tsukamoto con il suo Mr. Nelson, Did You Kill People?, in un festival in cui è stato indagato fortemente il rapporto con il passato, riportando (letteralmente) il proprio corpo e la propria psiche all’interno del luogo del trauma.

Marco Bechis è un regista serio, con un’idea forte di come utilizzare il cinema per analizzare il momento più oscuro della storia di un Paese; vissuto in prima persona dall’autore e raccontato allo spettatore attraverso storie che parlano di umanità e di quanto sia semplice perdere il contatto con essa.
Di Saverio Lunare
13/09/2026